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Il blog è curato da MARCO MARGRITA.
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Un grazie particolare agli amici:
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MICHELE PIERRO, EMILIANO LECCESE,
ROBERTO M. CANTONE, FABRIZIO BOSIO,
GIOVAMBATTISTA CILIBERTO, ALBERTO TESSA,
GIGI BORGIS, FRANCESCO FEROLDI,
LUCA BISTOLFI, PAOLO BELLOSIO,
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25 febbraio 2008

FAMILY DAY. CENTO PIAZZE ED UNA PETIZIONE: MENO TASSE PER CHI HA FIGLI!

Domenica 2 marzo torna il Family Day. In cento piazze d’Italia, un momento pubblico per lanciare la raccolta firme per un fisco family-friendly. Il popolo del Family day torna a far sentire la propria voce ed a reclamare l’attenzione della politica e delle Istituzioni sulla famiglia. Una grande mobilitazione nazionale con un duplice obiettivo: un fisco giusto per le famiglie e le politiche regionali per la famiglia. La mobilitazione coinvolge le cinquanta associazioni del Forum delle Associazioni Familiari, i venti Forum regionali e le altre associazioni che lavorarono per l’evento del 12 maggio dello scorso anno in piazza San Giovanni. Un movimento vasto, laico e realista, consapevole (più di tanta politica chiacchierante) del valore che la famiglia (“società naturale, cellula fondamentale della società”) e della necessità di azioni sociali e politiche capaci di valorizzare questo patrimonio.
In particolare, il movimento della-per-con la famiglia si concentra sul tema del “sistema di tassazione delle famiglie”. Non una battaglia di egoismo, al contrario la richiesta di un “passaggio culturale che non si limiti a considerare l’equità verticale (chi più ha più paga) ma anche un’equità orizzontale per cui, a parità di reddito, chi ha figli da mantenere non debba pagare le stesse tasse di chi non li ha. Questo perché i figli sono speranza di futuro, un coraggioso investimento sul futuro”.
Il Forum illustra le sue ragioni partendo dalla formulazione del concetto della sovranità della famiglia. “Le trasformazioni epocali del nostro tempo – scrivono in un “quartino” che illustra le buone ragioni per firmare la petizione - coinvolgono e quasi trascinano via uno dei concetti cardine della scienza politica: l’idea di sovranità. Oggi appare urgente mettere a tema non solo la sovranità della persona, ma anche il concetto di famiglia come società sovrana, che viene prima dello Stato e del mercato, e come tale gode di diritti sociali propri anche in relazione al concorso alla spesa pubblica”. Una forte riaffermazione del principio di sussidiarietà, quindi: precedenza del risparmio fiscale (deduzioni-detrazioni) rispetto all’assistenza pubblica (assegni famigliari). La sfida è il riconoscimento del ruolo e della ricchezza che la famiglia in sé è, nella concretezza delle sue dinamiche e presenze. “Le risorse ricevute dallo Stato – scrivono ancora le associazioni del Forum – non consentono, nell’uso delle stesse, lo stesso grado di libertà delle risorse autonomamente guadagnate”, quindi va evitato ogni riduzione della famiglia a soggetto assistito. La vera questione italiana (partendo da una seria ed adeguata considerazione del diritto-dovere costituzionale al mantenimento ed educazione dei figli) è il riconoscimento dei carichi fiscali: chi ha figli, considerando quanto irrisorie sono le detrazioni per questo fatto, sommando tassazione diretta ed indiretta, è molto facile che finisca per pagare di più. Lo Stato, insomma, rischia di determinare un sistema che scoraggi le famiglie ad avere figli; in questo modo condannandoci ad un futuro di progressiva estinzione. “Riconoscere, quindi, - continua il volantino del Forum – l’effettiva consistenza dei carichi famigliari è il portale d’ingresso di ogni politica famigliare. Senza una verà equità fiscale, che riconosca fin dall’inizio alla famiglia la sua centralità nel lavoro di cura ed educazione dei figli, le politiche famigliari diventano una corsa affannosa - e quasi sempre improduttiva – alla ricerca di interventi che dovrebbero restituire alle famiglie quello che prima si è ingiustamente prelevato. Con il risultato che tutti possiamo vedere: provvedimenti incerti ed effimeri, complicati da capire e da attuare, il cui costo di erogazione è talvolta superiore al beneficio erogato”. Insomma, serve – per il bene comune ed un futuro di sviluppo integrale del nostro Paese – un fisco “a misura di famiglia”. Su questa piattaforma molto concreta si attivano i tanti gruppi nazionali e locali dell’associazionismo famiglia. Dal 2 marzo fino a metà aprile è possibile firmare e far firmare la pezione. Dal Family Day alla “Family-friendly society”.

Informazioni, testi e moduli: www.forumfamiglie.org  


Il Forum delle Associazioni Familiari del Piemonte, presieduto da Gigi Lombardi, è attivo tanto sulla petizione quanto sulla proposta del Family Day. Il 2 marzo, nelle piazze Palazzo di Città e San Carlo, due banchetti per la presentazione e la raccolta delle firme sulla petizione. Inoltre, si daranno notizie ed informazioni sul Forum e sulle associazioni che lo compongono. Mobilitazione anche a livello locale, grazie ai referenti di movimenti ed associazioni, si è già avviata la raccolta delle firme. Previsti nelle prossime settimane banchetti in Val Susa e Val Sangone. Per informazioni ed adesioni: www.asnifampiemonte.org  

                                IL TESTO DELLA PETIZIONE
- Mantenere ed educare i propri figli è, per la famiglia, oltre che un obbligo morale e naturale anche un diritto-dovere costituzionale. - Per questo la grande questione fiscale oggi in Italia è il sistema di tassazione delle famiglie. Un fisco ingiusto significa famiglie povere, famiglie che non ce la fanno, figli che non nascono. Un Paese che non si rinnova. Le famiglie sono fortemente penalizzate, perchè non si tiene veramente conto dei carichi familiari.
- Va quindi introdotto un sistema fiscale basato non solo sull'equità verticale (chi più ha più paga), ma anche sull'equità orizzontale per cui, a parità di reddito, chi ha figli da mantenere non deve pagare, in pratica, le stesse tasse di chi non ne ha.
- Il reddito imponibile deve dunque essere calcolato non solo in base al reddito percepito, ma anche in base al numero dei componenti della famiglia.
Chiediamo, quale primo passo verso una vera equità fiscale, un sistema di deduzioni dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a carico, sulla base delle scale di equivalenza, indipendenti dal reddito, che gli studiosi hanno da tempo identificato.
- Questo sistema è semplice, di immediata applicazione, mantiene intatta la progressività del prelievo, può sostituire migliorandolo l'attuale complicato sistema di detrazioni. Il problema di coloro che non godrebbero delle deduzioni, a causa di redditi troppo bassi, i cosiddetti incapienti, si può facilmente risolvere introducendo l'imposta negativa, un'integrazione al reddito pari alla deduzione non goduta.
- In questo modo, nell'ambito di una futura, complessiva riforma del sistema fiscale, sarà possibile prevedere anche l'introduzione di strumenti, quale il quoziente familiare, che abbiano alla base, come soggetto imponibile, non più l'individuo ma il nucleo familiare.


Materiali a cura di
Marco Margrita
(Ufficio Stampa Forum delle Associazioni Familiari Piemonte)
333-8489037




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20 febbraio 2008

L'A.GE. ALTA VAL SUSA OSPITA PAOLO CREPET

Conferenza di Paolo Crepet

L'Assessorato al Commercio e l'Assessorato alla Cultura del Comune
di Sauze d'Oulx in collaborazione con l'A.G.E., organizzano
un incontro dibattito di particolare importanza e interesse.
Il tema "Affidi e adozioni, l'incomunicabilità generazionale"
sarà affrontato e discusso dal famoso Psichiatra Paolo Crepet.

Paolo Crepet, ormai famoso a livello internazionale e spesso
ospite della trasmissione televisiva Porta a Porta,
torna in Alta Valle di Susa per la seconda volta.




Dove
Sauze d'Oulx
Teatro Comunale
Via della Torre


Quando
il 21-02-2008
ore 21,00




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22 maggio 2007

ANCI e REGIONE PIEMONTE - TAVOLA ROTONDA SU FAMIGLIA DOMANI A TORINO INCONTRA

 TAVOLA ROTONDA
In occasione della presentazione della

INDAGINE CONOSCITIVA
SULLE CONDIZIONI SOCIALI DELLE FAMIGLIE IN ITALIA

a cura dell’On. Mimmo LUCA’
Presidente della XII Commissione Permanente “Affari sociali”
della Camera dei Deputati

MERCOLEDI’ 23 MAGGIO 2007, ORE 9.30 - 13.00
Torino Incontra – Centro congressi
SALA GIOLITTI
Via Nino Costa, 8 Torino

9.30 Registrazione partecipanti

Welcome coffee

10.00 – 10.30 Introduzione

§ Teresa Angela Migliasso
Assessore regionale al Welfare e Lavoro

§ Amalia Neirotti
Presidente ANCI Piemonte e Sindaco del Comune di Rivalta di Torino

10.30 – 11.30 Presentazione dell’Indagine

§ On. Mimmo Lucà
Presidente della XII Commissione Permanente “Affari sociali”




11.30 – 13.00 Tavola Rotonda: Esperienze a confronto

Coordina:
Amalia Neirotti
Presidente ANCI Piemonte e Sindaco del Comune di Rivalta di Torino

Intervengono:
Edda Basso
Sindaco del Comune di Piscina
Marco Borgione
Assessore alla Famiglia, Salute e Politiche Sociali del Comune di Torino
Daniela Celli
Presidente del Consorzio CISA di Rivoli, Rosta e Villarbasse
Lucia Centillo
Presidente di Federsanità Anci Piemonte
Nunzia Del Vento
Presidente dell’Asapi Piemonte
Giampiero Leo
Consigliere regionale
Marco Margrita
Rappresentante del Forum delle Associazioni Familiari Piemonte

Carlo Saccani
Giudice Onorario del Tribunale dei Minori di Torino
Stefano Tassinari
Portavoce del Forum Terzo Settore Piemonte
Aurora Tesio
Assessore alle Pari opportunità e Relazioni Internazionali della Provincia di Torino
Silvana Tiberti
CGIL - Segreteria Regionale del Welfare




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4 maggio 2007

VENERDI' 7 MAGGIO, ORE 20.45 - TEATRO LDC, CASCINE VICA, INCONTRO SU POLITICA e FAMIGLIA

Riceviamo e pubblichiamo, volentieri diffondendo l'importante iniziativa:


In occasione della giornata del 12 di Maggio "Family Day" a
Roma , l'Agesc Provinciale e Regionale in collaborazione con il Forum delle
Famiglie,hanno organizzato un importante incontro il 7 Maggio, presso il
Teatro LDC di Cascine Vica - Rivoli alle ore 20.45 sul tema: POLITICA e
FAMIGLIA , con la partecipazione degli on.li Luisa Santolini (Udc) e Marco
Calgaro (La Margherita).
E' importante esserci, coinvolgere altre famiglie, le comunità parrocchiali,
i gruppi per dare valore alla famiglia, ai principi per la quale è ispirata.
Dobbiamo essere protagonisti, non deleghiamo su questi importanti
appuntamenti per ribadire il nostro ruolo fondamentale nella società.

Roberto Gontero - Luigi Lombardi




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28 marzo 2007

SU AGENDA FAMIGLIA LA RACCOLTA DI "SPAZIO A.GE."

http://www.agendafamiglia.it/modules.php?name=Sections&op=listarticles&secid=1

Questo link vi rimanda ad una prima raccolta degli articoli della mia rubrica "Spazio A.Ge.", che compare - all'incarca - quindicinalmente su "La Valsusa". Il sito dell'associazione regionale piemontese ha una sezione interamente alla dedicata alla rubrica. Un grazie alla presidente regionale Maria Malesani Valente e al curatore del sito Marco Consolati.    (mc.m.)




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20 marzo 2007

SPAZIO A.GE. / 19 - PIU' FAMIGLIA. MANIFESTO E MANIFESTAZIONE

SPAZIO A.Ge.
Rubrica a cura di Marco Margrita

E’ stato presentato lunedì 19 marzo, volentieri cediamo praticamente tutto lo spazio della nostra rubrica a questo appello unitario di tutte le aggregazioni laicali cattoliche italiane (movimenti, associazioni, nuove comunità). E’ stato sottoscritto anche dal Forum delle associazioni famigliari, di cui l’A.Ge. è componente sin dalla fondazione. Su questa piattaforma, positiva e propositiva, affatto discriminatoria, i cattolici scenderanno in piazza a Roma il prossimo 12 maggio, per il Family-day. Ha detto mons. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, “questa è un’iniziativa nata dal cuore e dalla fantasia dei laici. Ha tutta la simpatia e l’appoggio dei vescovi e dei pastori. Credo sia sufficiente questo per non dare atto a malevoli interpretazioni (…) E’ una grande festa per la famiglia, della famiglia, come è già anche stato fatto in altri paesi europei. Sarà quindi una manifestazione festosa, di grande valore, per affermare un valore che fa parte non solo della tradizione cristiana ma della tradizione universale(…) la famiglia è cellula fondante della società”. Auspichiamo che questo movimento intorno alla salvaguardia della famiglia generi anche iniziative a livello locale, per una virtuosa “rete d’impegno”. (mc.m.)


La famiglia è un bene umano fondamentale dal quale dipendono l’identità e il futuro delle persone e della comunità sociale. Solo nella famiglia fondata sull’unione stabile di un uomo e una donna, e aperta a un’ordinata generazione naturale, i figli nascono e crescono in una comunità d’amore e di vita, dalla quale possono attendersi un’educazione civile, morale e religiosa. La famiglia ha meritato e tuttora esige tutela giuridica pubblica, proprio in quanto cellula naturale della società e nucleo originario che custodisce le radici più profonde della nostra comune umanità e forma alla responsabilità sociale. Non a caso i più importanti documenti sui diritti umani qualificano la famiglia come “nucleo fondamentale della società e dello Stato”.
Anche in Italia la famiglia risente della crisi dell’Occidente - diminuzione dei matrimoni e declino demografico - e le sue difficoltà incidono sul benessere della società, ma allo stesso tempo essa resta la principale risorsa per il futuro e verso di essa si rivolge il legittimo desiderio di felicità dei più giovani. Nel loro disagio leggiamo una forte nostalgia di famiglia. Senza un legame stabile di un padre e di una madre, senza un’esperienza di rapporti fraterni, crescono le difficoltà di elaborare un’identità personale e maturare un progetto di vita aperto alla solidarietà e all’attenzione verso i più deboli e gli anziani. Aiutiamo i giovani a fare famiglia.
A partire da queste premesse antropologiche, siamo certi che la difesa della famiglia fondata sul matrimonio sia compito primario per la politica e per i legislatori, come previsto dagli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione. Chiediamo al Parlamento di attivare - da subito - un progetto organico e incisivo di politiche sociali in favore della famiglia: per rispetto dei principi costituzionali, per prevenire e contrastare dinamiche di disgregazione sociale, per porre la convivenza civile sotto il segno del bene comune.
L’emergere di nuovi bisogni merita di essere attentamente considerato, ma auspichiamo che il legislatore non confonda le istanze delle persone conviventi con le esigenze specifiche della famiglia fondata sul matrimonio e dei suoi membri. Le esperienze di convivenza, che si collocano in un sistema di assoluta libertà già garantito dalla legislazione vigente, hanno un profilo essenzialmente privato e non necessitano di un riconoscimento pubblico che porterebbe inevitabilmente a istituzionalizzare diversi e inaccettabili modelli di famiglia, in aperto contrasto con il dettato costituzionale. Poiché ogni legge ha anche una funzione pedagogica, crea costume e mentalità, siamo convinti che siano sufficienti la libertà contrattuale ed eventuali interventi sul codice civile per dare una risposta esauriente alle domande poste dalle convivenze non matrimoniali.
Come cittadini di questo Paese avvertiamo il dovere irrinunciabile di spenderci per la tutela e la promozione della famiglia, che costituisce un bene umano fondamentale.
Come cattolici confermiamo la volontà di essere al servizio del Paese, impegnandoci sempre più, sul piano culturale e formativo, in favore della famiglia.
Come cittadini e come cattolici affermiamo che ciò che è bene per la famiglia è bene per il Paese. Perciò la difenderemo con le modalità più opportune da ogni tentativo di indebolirla sul piano sociale, culturale o legislativo. E chiederemo politiche sociali audaci e impegnative.
Il nostro è un grande sì alla famiglia che, siamo certi, incontra la ragione e il cuore degli italiani.
Roma, 19 marzo 2007

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La rassegna completa di Spazio A.Ge. su: www.stranicristiani.ilcannocchiale.it  
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24 gennaio 2007

SPAZIO A.GE. 18 / A PROPOSITO DI BULLISMO E SFIDA EDUCATIVA

SPAZIO A.Ge.
Rubrica a cura di Marco Margrita

Il bullismo è entrato prepotentemente nella discussione pubblica e politica. Fenomeni prima sommersi oggi hanno conquistato la ribalta. Non ci sottraiamo all’offrire il nostro punto di vista, proprio nel primo compleanno di questa rubrica. In molti, anche analisti quotati, insistono sull’influenza negativa di Tv e “new media” sul codice etico e sulle dinamiche di comportamento dei più giovani. Sostanziano questa visione con osservazioni non banali, anche condivisibili. La denunciata negatività dei modelli proposti nelle trasmissioni televisive, o più in generale dai media, non può – però - da sé spiegare il fenomeno nella sua globalità. Almeno a mio avviso.
Certo, già Popper definì “cattiva maestra” la televisione. Addirittura, più schiettamente, l’ex-first lady Franca Ciampi vi si riferì associandole l’aggettivo “deficiente”. Ma non possono essere le moderne “scatole magiche” (tv, internet, videogame, videofonini,…) a sedere sul banco degli imputati. Occorre una scatto nell’analisi ed un’assunzione di responsabilità.
In questi ultimi mesi, dall’esplosione dell’ “affaire Steiner” (il rinvenimento in rete delle riprese, effettuate con la videocamera di un cellulare, di un pestaggio in un aula di un ragazzo down), c’è stata una vera esplosione di notizie. Quasi quotidianamente, giornali e telegiornali, raccontano di violenze nelle scuole o “al muretto”. E quando calano le notizie, si moltiplicano analisi, inchieste ed editoriali.
Anche la politica marca la propria presenza (in una fase due iperpresenzialista, dopo una prima di assoluta ed imbarazzante assenza), spesso proponendo medicine peggiori dei mali (ad esempio, il controllo sulla rete).
Riferendosi ai ragazzi che si sono resi protagonisti di tanti fatti di bullismo, noti e non, ha scritto Giuseppe Frangi (“Vita - il settimanale del non-profit”, n° 47/06): “Ma di chi sono figli questi ragazzi? (…) i ragazzi protagonisti delle cronache di queste settimane, oltre a non avere facce se non quella fantoccesca e pixellata dei video rubati ad Internet, sono difesi dalla loro età: l’identità resta coperta. Sono in tutto e per tutto extraterrestri. Gente venuta da un altro pianeta. Ovviamente non è così. Tutti loro prima di essere diventati quei ‘barbari’ nelle cui vite i giornali e l’informazione intingono con un gusto un po’ macabro la penna, sono figli”.
Figli appunto. Figli di padri e madri che dovrebbero sapere tutto di loro, ed invece. Ecco la questione sta tra, dentro, attraverso queste due parole: figli ed invece. Senza la pretesa di giudicare casi singoli, scrivo ciò, e tenendo presente che tutti abbiamo il nostro fardello di errori.
Se ci interessa la realtà, cioè se la vogliamo una ripartenza. Ché non c’è “nuovo inizio” se non nella realtà, il resto è fuffa e… “la vita non è sogno”, per dirla con Quasimodo. Se ci interessa la realtà è dal loro (di questi ragazzi, di tutti, di noi anche) essere figli che occorre incominciare.
La costante, in queste vicende, che non sono iniziate ieri e non finiranno d’amblé domani, quandanche i media non ne parlassero più, non è la giovinezza irrequieta di qualche Franti o di un’intera generazione. La costante è un assenza: quella degli adulti. L’irruenza e l’irriverenza dei giovani è sicuramente esecrabile, ma fa parte del loro mestiere (ci sia permessa la leggerezza), chi manca al proprio ruolo è l’adulto. Lo psicanalista Giacomo B. Contri (sempre su “Vita”) è giunto a sostenere che “l’adulto si è ridotto ad essere un adolescente perpetuo”.
Qualche mese fa, un gruppo di personalità della cultura, dell’impresa e della politica ha lanciato l’appello “Se ci fosse un’educazione del popolo tutti starebbero meglio”. Indicando nell’educazione la vera sfida e la vera urgenza della nostra epoca. Educazione come “introduzione alla realtà totale” (alla comprensione della realtà nella totalità dei suoi fattori). Davvero occorre riscoprirsi popolo e ri-assumere come decisivo – decisivo per la nostra stessa sopravvivenza – il tema dell’educazione!
Sono gli adulti, appunto, coloro che per definizione educano, cioè hanno il compito di trarre fuori (educare) le peculiarità positive del giovane, del figlio. Invece…
Claudio Risé ha scritto pagine di grande intensità sulla scomparsa del padre, varrebbe la pena applicarcisi. Probabilmente, però, sono troppi gli “adulti solo anagrafici”.
Così anche la scuola esce malconcia – forse molto più di quanto lo sia realmente – da questa vicenda, che l’ha mostrata di più al grande pubblico. Sembra sempre più uscita dalla penna di Domenico Starnone o dalla fantasia del miglior Moretti (il celeberrimo Liceo Sperimentale “Marylin Monroe”).
E’ molto opportuno, quindi, il richiamo dei sindaci della cintura Ovest (v. “Luna Nuova” di martedì 2 novembre) a riandare, quando si parla di ragazzi, ai diretti interessati. Anche con l’intelligente concessione di spazi e momenti di autogestione, certo senza cedere all’ideologia del “neutralismo educativo”. Non si può non sottoscrivere quanto afferma il sindaco di Rivoli, Guido Tallone: “il desiderio di crescere, il bisogno di significati, la questione di un’identità da costruire sono temi importanti per ogni ragazzo, ma l’impressione è che nel molto parlare di questi giorni sulla questione giovanile possa venire meno diretto confronto con gli interessati”.
Ecco, in sintesi, lo scopo di questo scritto: occorre rimettersi in gioco nell’educazione, ascoltando i giovani, ascoltando ed accogliendoli nella loro concretezza. Affinché non trionfi il deserto, perché il cuore (cioè la persona) dei nostri giovani non vinto da quella che – con una immagine di sconvolgente e drammatica attualità – già alla fine degli anni ’80 don Giussani chiamava – “Chernobyl dell’anima”. Per niente di meno vale la pena pensare, proporre, agire. L’A.Ge., su questa sfida, c’è.


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11 dicembre 2006

A BARDONECCHIA, IL 17 DICEMBRE. "A.GE. ON ICE"

A Bardonecchia

A.Ge. on ice

Giornata di pattinaggio con l’Associazione Genitori

Nuova proposta dell’attiva A.Ge. Alta Val Susa. L’Associazione Genitori propone, con l’ormai consueta collaborazione di Maria Madre Provvidenza-onlus, con il concorso organizzativo della Polisportiva bardonecchiese ed il patrocinio del Comune, domenica 17 dicembre prossimo, dalle 15 alle 18, “A.Ge. on ice”.Un simpatico pomeriggio di pattinaggio presso il Palazzetto dello Sport. Prevista anche la gara dei pupazzi di neve. Al termine merenda offerta dalle mamme di buona volontà. Per chi non possedesse i pattini possibilità di prestito. Una proposta per bimbi e ragazzi, ulteriore tappa del progetto A.Ge. Piemonte “Insieme nello sport, per crescere”. Per informazioni: 339/1846908 (Marita Bobba).

Marco Margrita




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5 dicembre 2006

SPAZIO A.Ge. /17 : UN SUCCESSO I DIECI ANNI DI "PROGETTO ANDREA" A TORINO

SPAZIO A.Ge.
Rubrica a cura di Marco Margrita

L’A.Ge. Piemonte ha festeggiato alla grande il decimo compleanno del “Progetto Andrea”

Il “Progetto Andrea” ha festeggiato a Torino i suoi primi dieci anni di vita. Sotto la Mole è stato celebrato, dal 16 al 18 novembre scorsi, il sesto Convegno Scientifico Nazionale “Gli Ospedali di Andrea”. La “tre giorni” è stata, anche, l’occasione per premiare i vincitori del Concorso “Io, il mio diritto alla salute lo vedo così”. Il successo dell’iniziativa, in una ribalta non facile come quella torinese, non è frutto del solo lavoro dell’A.Ge. Piemonte (che, pure, tempo e risorse ingenti vi ha dedicato); decisivo si è rivelato il contributo dello staff dell’Urp (Ufficio Relazioni con il Pubblico) dell’Azienda Ospedaliera Materna Infantile “Sant’Anna - Regina Margherita”. Inoltre, ai patrocini dei Ministeri della Salute e della Pubblica Istruzione, si sono aggiunti quelli della Regione Piemonte, della Provincia e della Città di Torino, che hanno qualificato e supportato Convegno e Concorso. L’attenzione è stata posta sull’armoniosità della proposta e su di uno “stile” attento alla mission educativa che fonda e caratterizza l’A.Ge. Tutti i passaggi - di un cartellone davvero molto vasto! - hanno avuto questa cifra. La prima giornata - svoltasi presso una delle sede di rappresentanza istituzionale della Regione, il centro congressi di Corso Stati Uniti – è stata soprattutto dedicata agli operatori del settore sanitario (medici ed infermieri), introdotta dal saluto di un parterre d’autorità di tutto riguardo. La seconda, come la terza, è andata in scena presso il Teatro dei Bambini e Ragazzi di Corso Galileo Ferraris. Venerdì 17, c’è stata la possibilità di confrontarsi sulle esperienze concrete di umanizzazione della degenza in reparti pediatrici. Profonde riflessioni sul ruolo del gioco nella comunicazione con il piccolo ricoverato e sulle possibilità di cooperazione tra insegnanti ed operatori sanitari per non interrompere il percorso d’istruzione del degente in età scolare. La conclusione festosa di sabato, con la colorata ed allegra animazione dei clown dell’associazione VIP Italia onlus, ha avuto nella premiazione del concorso il momento centrale. Davvero molti i lavori giunti alla giuria, dei generi più diversi (dai cartelloni ai temi, dalle poesie ai più multimediali dvd). Una mole di elaborati tale che pare suggerire, per il futuro, il lancio di un bando più articolato e diviso in sezioni (singolo/gruppo classe e per tipologia). 204 i plichi inviati da scuole od altri mittenti, 24 sono stati scartati perché privi dei requisiti richiesti. Sono stati valutati, quindi, gli elaborati provenienti da 179 scuole, con tutte e venti le Regioni rappresentate da almeno un istituto. In totale sono stati esaminati 1286 elaborati, oltre a 49 tra Cd-Rom, Dvd e materiale informatico. Tra questi sono stati selezionati 45 migliori lavori, con 4 vincitori (uno per ogni ordine di scuola), 5 premiati con diploma d’onore e 36 con menzione d’onore. Tutte le scuole che hanno partecipato riceveranno l’attestato di partecipazione. Hanno trionfato nelle rispettive categorie: Scuola dell’Infanzia “A. C. Negrini – T. Andrighetto”, Sandrigo (Vi); Scuola Primaria “G. Mazzini” di Bedizzano Carrara (Ms); Scuola Media Statale “Giovanni XIII”, Pianezza (To); Istituto di Istruzione Superiore “E. Orfini”, Foligno (Pg). Da segnalare, tra le scuole locali, il terzo posto, con menzione d’onore, della classe I C della Scuola Media “Francesco Gonin” di Giaveno, con il simbolico lavoro di pittura “Salute: l’albero buono e l’albero cattivo”. In conclusione, il decimo compleanno di “Andrea” è stato davvero ben festeggiato nel capoluogo subalpino, da cui si riparte con l’auspicio di una sempre maggiore incisività educativa .


Se vuoi avere maggiori informazioni, condividere qualche difficoltà o progetto, partecipare attivamente alla vita dell’ A.Ge., promuove la costituzione di un gruppo locale. I nostri recapiti:
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29 novembre 2006

EDUCARE E' LA SFIDA. ASCOLTO ED AUTOREVOLEZZA CONTRO IL BULLISMO. ALTRO CHE CENSURA DELLA RETE

Anticipo sul blog una lettera inviata a "Luna Nuova", sulle cui pagine è in corso un dibattito dopo i recenti fatti di bullismo.

Signor Direttore,
l’intervento di Nico Paiuzzo a proposito delle radici del fenomeno del bullismo (“Luna Nuova” N° 83, venerdì 17 novembre) ha suscitato le prime reazioni: sulle pagine del Suo giornale si sta innescando un dibattito. Nel numero del 24 novembre, in rappresentanza di Assopace Rivoli, Nino Casciaro ha portato il proprio contributo. Anch’io, con questo intervento, intendo proporre qualche elemento che amplii ulteriormente il confronto. Ritenendo fondamentale un approccio educativo (e culturale) al tema della violenza nelle giovani generazioni, credo non si affatto peregrino un confronto ed una “presa di coscienza” attraverso questa tribuna.
Tanto Paiuzzo quanto Casciaro insistono sull’influenza negativa di Tv e “new media” sul codice etico e sulle dinamiche di comportamento dei più giovani. Sostanziano questa visione con osservazioni non banali, anche condivisibili. La denunciata negatività dei modelli proposti nelle trasmissioni televisive, o più in generale dai media, non può – però - da sé spiegare il fenomeno nella sua globalità. Almeno a mio avviso.
Certo, già Popper definì “cattiva maestra” la televisione. Addirittura, più schiettamente, l’ex-first lady Franca Ciampi vi si riferì associandole l’aggettivo “deficiente”. Ma non possono essere le moderne “scatole magiche” (tv, internet, videogame, videofonini,…) a sedere sul banco degli imputati. Occorre una scatto nell’analisi ed un’assunzione di responsabilità.
In queste settimane, dall’esplosione dell’ “affaire Steiner” (il rinvenimento in rete delle riprese, effettuate con la videocamera di un cellulare, di un pestaggio in un aula di un ragazzo down), c’è stata una vera esplosione di notizie. Quasi quotidianamente, giornali e telegiornali, raccontano di violenze nelle scuole o “al muretto”. E quando calano le notizie, si moltiplicano analisi, inchieste ed editoriali.
Anche la politica marca la propria presenza (in una fase due iperpresenzialista, dopo una prima di assoluta ed imbarazzante assenza), spesso proponendo medicine peggiori dei mali (ad esempio, il controllo sulla rete).
Riferendosi ai ragazzi che si sono resi protagonisti di tanti fatti di bullismo, noti e non, ha scritto Giuseppe Frangi (“Vita - il settimanale del non-profit”, n° 47): “Ma di chi sono figli questi ragazzi? (…) i ragazzi protagonisti delle cronache di queste settimane, oltre a non avere facce se non quella fantoccesca e pixellata dei video rubati ad Internet, sono difesi dalla loro età: l’identità resta coperta. Sono in tutto e per tutto extraterrestri. Gente venuta da un altro pianeta. Ovviamente non è così. Tutti loro prima di essere diventati quei ‘barbari’ nelle cui vite i giornali e l’informazione intingono con un gusto un po’ macabro la penna, sono figli”.
Figli appunto. Figli di padri e madri che dovrebbero sapere tutto di loro, ed invece. Ecco la questione sta tra, dentro, attraverso queste due parole: figli ed invece.
Se ci interessa la realtà, cioè se la vogliamo una ripartenza. Ché non c’è “nuovo inizio” se non nella realtà, il resto è fuffa e… “la vita non è sogno”, per dirla con Quasimodo. Se ci interessa la realtà è dal loro (di questi ragazzi, di tutti, di noi anche) essere figli che occorre incominciare.
La costante, in queste vicende, che non sono iniziate ieri e non finiranno d’amblé domani, quandanche i media non ne parlassero più, non è la giovinezza irrequieta di qualche Franti o di un’intera generazione. La costante è un assenza: quella degli adulti. L’irruenza e l’irriverenza dei giovani è sicuramente esecrabile, ma fa parte del loro mestiere (ci sia permessa la leggerezza), chi manca al proprio ruolo è l’adulto. Lo psicanalista Giacomo B. Contri (sempre su “Vita”) è giunto a sostenere che “l’adulto si è ridotto ad essere un adolescente perpetuo”.
Qualche mese fa, un gruppo di personalità della cultura, dell’impresa e della politica ha lanciato l’appello “Se ci fosse un’educazione del popolo tutti starebbero meglio”. Indicando nell’educazione la vera sfida e la vera urgenza della nostra epoca. Educazione come “introduzione alla realtà totale” (alla comprensione della realtà nella totalità dei suoi fattori). Davvero occorre riscoprirsi popolo e ri-assumere come decisivo – decisivo per la nostra stessa sopravvivenza – il tema dell’educazione!
Sono gli adulti, appunto, coloro che per definizione educano, cioè hanno il compito di trarre fuori (educare) le peculiarità positive del giovane, del figlio. Invece…
Claudio Risé ha scritto pagine di grande intensità sulla scomparsa del padre, varrebbe la pena applicarcisi. Probabilmente, però, sono troppi gli “adulti solo anagrafici”.
Così anche la scuola esce malconcia – d’altronde lo è – da questa vicenda, che l’hanno mostrata di più al grande pubblico. Sembra sempre più uscita dalla penna di Domenico Starnone o dalla fantasia del miglior Moretti (il celeberrimo Liceo Sperimentale “Marylin Monroe”).
E’ molto opportuno, quindi, il richiamo dei sindaci della cintura Ovest (v. “Luna Nuova” di martedì 28 u.s.) a riandare, quando si parla di ragazzi, ai diretti interessati. Anche con l’intelligente concessione di spazi e momenti di autogestione, certo senza cedere all’ideologia del “neutralismo educativo”. Non si può non sottoscrivere quanto afferma il sindaco di Rivoli, Guido Tallone: “il desiderio di crescere, il bisogno di significati, la questione di un’identità da costruire sono temi importanti per ogni ragazzo, ma l’impressione è che nel molto parlare di questi giorni sulla questione giovanile possa venire meno diretto confronto con gli interessati”.
Ecco, in sintesi, lo scopo di questo scritto: occorre rimettersi in gioco nell’educazione, ascoltando i giovani, ascoltando ed accogliendoli nella loro concretezza. Affinché non trionfi il deserto, perché il cuore (cioè la persona) dei nostri giovani non vinto da quella che – con una immagine di sconvolgente e drammatica attualità – già alla fine degli anni ’80 don Giussani chiamava – “Chernobyl dell’anima”. Per niente di meno vale la pena pensare, proporre, agire.

Marco Margrita
Componente Consiglio Regionale sui Problemi dei Minori




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