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"PUZZLE-richiami fluidi".
Il blog è curato da MARCO MARGRITA.
Quanto è scritto o scelto è frutto del lavoro di una compagnia.
Un grazie particolare agli amici:
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MICHELE PIERRO, EMILIANO LECCESE,
ROBERTO M. CANTONE, FABRIZIO BOSIO,
GIOVAMBATTISTA CILIBERTO, ALBERTO TESSA,
GIGI BORGIS, FRANCESCO FEROLDI,
LUCA BISTOLFI, PAOLO BELLOSIO,
ALESSANDRO VACCHIOTTI, MARIO CISTULLI,
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16 ottobre 2008

NOTIZIE MMP - MOSTRA TAVOLE SACRE LUCETTA VAGNINO

 COMUNICATO STAMPA


LE PREZIOSE TAVOLE SACRE DI LUCETTA VAGNINO
ALLA SALA COLONNE DELLA FACOLTA’ DI ARCHITETTURA
IL RICAVATO IN BENEFICENZA
PER IL PROGETTO “CENTRO GIORGIO VALSANIA - IL VOLO”



Con i prestigiosi patrocini del Politecnico, della Regione Piemonte e della Città di Caselle Torinese, con il sostegno di Banca Generali, l’artista Lucetta Vagnino propone le sue “tavole sacre”, nella mostra “ABWUN” (Padre Nostro in aramaico), alla Sala delle Colone al Castello del Valentino (viale Mattioli, 39 – Torino). Opere preziose e segno efficace del “bello splendore del vero”. Oggetti di valore e valori. Composti, con lunghi tempi di lavoro, grazie alla sintesi, su tavole in legno laminate in oro, di un delicato e luminescente mosaico in giaietto (interamente posato, con lavoro certosino, un’unità alla volta) e di pietre e immagini o medagliette in sbalzo (ottone, rame, argento). Un “tutto armonico” che ben significa l’essere luminosi esempi dei santi.
Particolarmente adeguata, quindi, la scelta di associare a questa mostra al progetto "Centro Giorgio Valsania "Il Volo" per persone in stato vegetativo e minima coscienza, che la sede di Caselle di Maria Madre della Provvidenza – onlus, che inizierà la costruzione nel mese di novembre 2008. Intitolandolo, il centro, al giovane “volato in cielo” Giorgio Valsania, anch’egli “luminoso esempio” di gioia e bontà.
Il vernissage della mostra si terrà martedì 21 ottobre, alle 18.
La voce di Marcella Ashley interpreterà “ABWUN”, il Padre Nostro così come Gesù lo insegno ai suoi discepoli.
La mostra sarà aperta fino al 30 ottobre, con il seguente orario: Lunedì-Giovedì (16-19) e Venerdì-Sabato (10 – 12.30).


UFFICIO STAMPA
MARIA MADRE PROVVIDENZA ONLUS

MARCO MARGRITA
comunicazione.ba@libero.it
 
333-8489037






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23 agosto 2008

SEMPLICEMENTE, BUON COMPLEANNO

Un quarto di secolo ed un quarto di vita,
sembrano confliggere.
Oggi, che è più giorno e
più segno.
In questa                    distanza,
in tutte le          distanze         che stoltamente ho costruite.
Prima;
prima di questa sconfitta.
Della sconfitta,
tale e reale, ma non disperata.
Prima,
quando l'Inizio ancora pulsava d'Infinito.
Solo, distante, altro ed altrove
oggi. Forse sempre.
Non per sempre,
l'esserci stato vale.
Ora e sempre, per sempre.
Buoni giorni e grande vita,
ché sei grande,
nei giorni e nella vita.
Un abbraccio,
semplicemente...




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20 agosto 2007

NOTIZIE MMP / SU "IL MONVISO" UN ARTICOLO SULLA SEDE VALSANGONE

 GIAVENO – Maria Madre della Provvidenza onlus

La sede operativa della Val Sangone dedicata a Daniele Giuliano

Da ottobre scorso la sede valsangonese dell’associazione Maria Madre della Provvidenza - una onlus presente su tutto il territorio nazionale, nata a Torino nel 2001, per continuare le attività dell’omonimo comitato di solidarietà attivo dagli anni ’90 - è una presenza sul territorio, con tante iniziative, rivolte a chi fa più fatica ad affrontare il “mestiere di vivere” ma anche all’animazione culturale, in un’ottica cristiana, di Giaveno e della sua Valle. Ora, dal 21 luglio, questa sede è intitolata a Daniele Giuliano. Un giovane giavenese, recentemente scomparso in un incidente stradale, il cui padre è volontario del gruppo solidaristico. “Abbiamo voluto – spiegano i promotori – ricordare un ragazzo buono, schietto, capace di fare il bene con allegria, uno di noi. Con tanta gratitudine verso il papà, nostro volontario, sempre pronto a dare una mano. Vicini alla famiglia, a cui è stata chiesta una prova tanto grande. Portiamo Daniele nel cuore, sapendo di avere un amico speciale in cielo”. La sede locale di MMP svolge un servizio di sostegno attraverso buste mensili di alimenti, nonché uno di trasporto per anziani e persone in difficoltà grazie alla Fiat Punto dono del concessionario Autotre. In collaborazione con A.Ge. (Associazione Italiana Genitori) svolge iniziative di educazione alla condivisione nelle scuole cittadine. Collabora anche con i Comuni e la Comunità Montana. In cantiere, pure, delle proposte realizzate in sinergia con l’associazione culturale “Puzzle – richiami fluidi”. Presso gli uffici di Viale Regina Elena è ospite anche il patronato Acli.

Gli orari di apertura della sede: da lunedì a venerdì 9 – 12, 30 e 14,30 – 18 , sabato 9,30 – 11,30. Telefono: 320/15.62.111

Marco Margrita


"Il Monviso" del 19 agosto 2007 (numero in edicola)




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19 agosto 2007

CIAO CLAUDIO!

 

Ballata Del Potere
Parole e musica di Claudio Chieffo

Lo dicevo tutto il giorno: questo mondo non è giusto!
E pensavo anche di notte: questa vita non dà gusto!
E dicevo: è colpa vostra o borghesi maledetti,
tutta colpa dei padroni e noialtri poveretti...
e noialtri a lavorare sempre lì nell’officina,
senza tempo per pensare dalla sera alla mattina...
Forza compagni, rovesciamo tutto e costruiamo un mondo meno brutto!
Per un mondo meno brutto quanti giorni e quanti mesi,
per cacciare alla malora le carogne dei borghesi,
ma i compagni furon forti e si presero il potere
e i miei amici furon morti e li vidi io cadere...
Ora tu dimmi come può sperare un uomo che ha in mano tutto,
ma non ha il perdono!
Come può sperare un uomo quando il sangue è già versato,
quando l’odio in tutto il mondo nuovamente ha trionfato:
c’è bisogno di Qualcuno che ci liberi dal male
perchè il mondo tutto intero è rimasto tale e quale...





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17 maggio 2007

CINQUE COSE SU DI ME

Capita raramente di scrivere di sé, a chi scrive di mestiere. Un po’ si fugge questa prova, ci si trincera dietro le parole, vi ci si nasconde (squatter letterari o meglio bimbi spaventati in eterno nascondino). Ci si incarna nelle parole, paradossalmente uscendone un po’ evanescenti, astratti. Questo, poi, è un blog collettivo, quindi il curatore (cioè io) rimane “dietro le quinte” (conta poco che ci siano tanti articoli miei ripresi da questo o quel giornale). Dietro le quinte rimane tanto di me. Un po’ ci marcio sulla possibilità d’indossare la maschera del noi.
Ora mi viene data, un po’ “gettata tra i raggi” – grazie Michel, eh! -, nominato nel gioco-blog “5 cose su di me”, la possibilità di scrivere (di) me
Cinque sembrano proprio poche, specie per chi si immagina i giornalisti sempre lì a cuocere parole e a cucire notizie. Quando tocca dirle di sé, cinque cose, è tutt’altro che facile.
Ma, ora, iniziamo…


1) Partiamo dal mestiere. Cosa faccio? Cosa sono? Più o meno un giornalista: indagatore del reale ed artigiano della parola. Non mi ricordo nemmeno più da quando scrivo. Comunque da tanto.
Impresso in memoria ho il primo editoriale (un po’ maoista ed un po’ micheleserra) in una “fanza” decisamente underground ad inizio anni ’90 (UDS – Uscita di Sicurezza, la testata).
Collaboro ad un tot di giornali, i principali sono linkati ed ampiamente sottolineati nell’homepage di questo sito.
L’esperienza giornalistica che ricordo con “timore e tremore” è quella della rivista “Puzzle”. Quella da cui è nata l’associazione che ha promosso questo blog (e tante, tante altre belle cose). Una compagnia, un po’ mistica e un po’ skassata (insomma, una sorta di “monastero punk”… eh sì, subimmo e subiamo l’influsso di Giovanni Lindo Ferretti); una roba tipo “Il Sabato” (non l’abbiamo detto noi), se possibile più casinosa.
Se scrivo devo tanto ad un maestro della parola e della vita: il poeta Piero Vaisitti;

2) Una roba alla Nanni Moretti (ve la ricordate la sua telefonata a Celito Lindo?).
Ho collezionato monete (una raccolta completa l’ho spaiata regalando spicci irlandesi a Giada; di lei parlerò dopo), poi esperienze e militanze e scuole superiori. Ho una biblioteca con migliaia di volumi (molti anche letti  ). Sono estroverso ma ordinato. Ho recitato, sia sul palco che nella vita. Granata e dandy, perciò cristiano (e, certo, ciellino). Huysmann: “certe vite finisco o con una pistola in bocca o ai piedi della Croce”;

3) Faccio politica. E proprio non li reggo quelli che si trastullano nel loro privato. Faccio politica, e leggetevi un po’ il resto del blog per saperne di più. Faccio politica e – sembra non c’entrare, ma solo perché molti di voi non si sintonizzano sulle frequenze di Radio Dora – una trasmissione radio, con Maurizio, “Il sasso nello stagno”;

4) Gli amici veri sono pochi, e spesso serve il Toro per dire qualcosa dell’amicizia. Permettetemi di citarmi, questo brano è già sul blog:
“C'è chi ci chiede perché essere orgogliosi d'essere granata. E, solitamente, sono gli scontatissimi gobbi. Non che abbia molte speranze che possano capirlo, ma spesso cerco di buttare lì qualche ragione. Banali, gli asini in pigiama, irridono. Solo Piero (che è un poeta) e Giada hanno capito: percentuale non significativa, persone fantastiche.
Quando mi chiedono perché l'orgoglio (ma forse la parola entusiasmo direbbe più il sentimento che ci prende e ci fa unici) racconto fatti, persone; cose che i "servi della Sky" non vogliono e non possono capire.
Racconto di Andry, quando giocavamo a pallone all'oratorio - io animatore e lui cucciolo inkazzoso - e poi si parlava della vita, di ciò che si sperava e delle sconfitte, e della scuola che proprio non gli piaceva. E, timidamente, ascoltava i miei racconti di curva. Ed oggi - quanti anni son passati?!? - ci va da solo in Maratona. Ed io lo guardo di lontano.
Oppure racconto di Francy, orfano di papà ed affamato di vita, che a pallone non sa giocare ma ci prova lo stesso. Sciupafemmine e cavallerizzo. Che con stile fa saltare al suo cavallo gli ostacoli... come insieme affrontavamo quelli della vita.
Capita che sia Ermanno, poeta e giornalista, amico nel e del sorriso, colui di cui parlo.
Dico di Enk, che mercoledì ho portato alla stadio ed ho adottato come fratello.
Di mio papà non dico, ma è in tutto ciò che faccio, in come guardo tutto il mondo e questo Toro. Perchè siamo granata? Perchè la libertà è - prima di tutto - diritto alla differenza.


5) Capita di risvegliarsi alla vita incrociando il risveglio di una bimba vestita di rosa. A me è successo, e c’è un prima ed un dopo. 22 giugno 99, Provonda (un posto magico, sopra Giaveno… pensare che il Senso l’avevo cercato saltando qua e là nel mondo… ed è a qualche chilometro da casa mia che il Destino me l’ha palesato). Non conta se la vita, e gli errori miei, ci hanno separato, o se addirittura la fine fosse scritta, nulla è stato come prima, dopo quel giorno. L’Inizio. Scomodando “L’ultimo crociato”: “nato per quel giorno”. Un Rolex al polso di Già. E, dopo, qualche mese dopo l'estate di sole e grano, quella mia sciarpa grigia al suo collo… ma che me legò alla vita... e l'autunno fu sempre gioia.
Grazie Dio, per quegli occhi profondi e tutto il resto... per la voglia di correre "sui verdi prati d'Irlanda".
La donna più importante della mia vita, insieme a Nonna Delfina.


Umilmente cinque flash, vostro
Marco Margrita





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8 aprile 2007

BUONA PASQUA!



VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA

OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Basilica Vaticana
Sabato Santo, 7 aprile 2007



Cari fratelli e sorelle!

Dai tempi più antichi la liturgia del giorno di Pasqua comincia con le parole: Resurrexi et adhuc tecum sum – sono risorto e sono sempre con te; tu hai posto su di me la tua mano. La liturgia vi vede la prima parola del Figlio rivolta al Padre dopo la risurrezione, dopo il ritorno dalla notte della morte nel mondo dei viventi. La mano del Padre lo ha sorretto anche in questa notte, e così Egli ha potuto rialzarsi, risorgere.

La parola è tratta dal Salmo 138 e lì ha inizialmente un significato diverso. Questo Salmo è un canto di meraviglia per l’onnipotenza e l’onnipresenza di Dio, un canto di fiducia in quel Dio che non ci lascia mai cadere dalle sue mani. E le sue mani sono mani buone. L’orante immagina un viaggio attraverso tutte le dimensioni dell’universo – che cosa gli accadrà? “Se salgo in cielo, là tu sei, se scendo negli inferi, eccoti. Se prendo le ali dell’aurora per abitare all’estremità del mare, anche là mi guida la tua mano e mi afferra la tua destra. Se dico: «Almeno l’oscurità mi copra…», nemmeno le tenebre per te sono oscure … per te le tenebre sono come luce” (Sal 138 [139],8-12).

Nel giorno di Pasqua la Chiesa ci dice: Gesù Cristo ha compiuto per noi questo viaggio attraverso le dimensioni dell’universo. Nella Lettera agli Efesini leggiamo che Egli è disceso nelle regioni più basse della terra e che Colui che è disceso è il medesimo che è anche asceso al di sopra di tutti i cieli per riempire l’universo (cfr 4,9s). Così la visione del Salmo è diventata realtà. Nell’oscurità impenetrabile della morte Egli è entrato come luce – la notte divenne luminosa come il giorno, e le tenebre divennero luce. Perciò la Chiesa giustamente può considerare la parola di ringraziamento e di fiducia come parola del Risorto rivolta al Padre: “Sì, ho fatto il viaggio fin nelle profondità estreme della terra, nell’abisso della morte e ho portato la luce; e ora sono risorto e sono per sempre afferrato dalle tue mani”. Ma questa parola del Risorto al Padre è diventata anche una parola che il Signore rivolge a noi: “Sono risorto e ora sono sempre con te”, dice a ciascuno di noi. La mia mano ti sorregge. Ovunque tu possa cadere, cadrai nelle mie mani. Sono presente perfino alla porta della morte. Dove nessuno può più accompagnarti e dove tu non puoi portare niente, là ti aspetto io e trasformo per te le tenebre in luce.

Questa parola del Salmo, letta come colloquio del Risorto con noi, è allo stesso tempo una spiegazione di ciò che succede nel Battesimo. Il Battesimo, infatti, è più di un lavacro, di una purificazione. È più dell’assunzione in una comunità. È una nuova nascita. Un nuovo inizio della vita. Il passo della Lettera ai Romani, che abbiamo appena ascoltato, dice con parole misteriose che nel Battesimo siamo stati “innestati” nella somiglianza con la morte di Cristo. Nel Battesimo ci doniamo a Cristo – Egli ci assume in sé, affinché poi non viviamo più per noi stessi, ma grazie a Lui, con Lui e in Lui; affinché viviamo con Lui e così per gli altri. Nel Battesimo abbandoniamo noi stessi, deponiamo la nostra vita nelle sue mani, così da poter dire con san Paolo: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”. Se in questo modo ci doniamo, accettando una specie di morte del nostro io, allora ciò significa anche che il confine tra morte e vita diventa permeabile. Al di qua come al di là della morte siamo con Cristo e per questo, da quel momento in avanti, la morte non è più un vero confine. Paolo ce lo dice in modo molto chiaro nella sua Lettera ai Filippesi: “Per me il vivere è Cristo. Se posso essere presso di Lui (cioè se muoio) è un guadagno. Ma se rimango in questa vita, posso ancora portare frutto. Così sono messo alle strette tra queste due cose: essere sciolto – cioè essere giustiziato – ed essere con Cristo, sarebbe assai meglio; ma rimanere in questa vita è più necessario per voi” (cfr 1,21ss). Di qua e di là del confine della morte egli è con Cristo – non esiste più una vera differenza. Sì, è vero: “Alle spalle e di fronte tu mi circondi. Sempre sono nelle tue mani”. Ai Romani Paolo ha scritto: “Nessuno … vive per se stesso e nessuno muore per se stesso … sia che viviamo, sia che moriamo, siamo … del Signore” (Rm 14,7s).

Cari battezzandi, è questa la novità del Battesimo: la nostra vita appartiene a Cristo, non più a noi stessi. Ma proprio per questo non siamo soli neppure nella morte, ma siamo con Lui che vive sempre. Nel Battesimo, insieme con Cristo, abbiamo già fatto il viaggio cosmico fin nelle profondità della morte. Accompagnati da Lui, anzi, accolti da Lui nel suo amore, siamo liberi dalla paura. Egli ci avvolge e ci porta, ovunque andiamo – Egli che è la Vita stessa.

Ritorniamo ancora alla notte del Sabato Santo. Nel Credo professiamo circa il cammino di Cristo: “Discese agli inferi”. Che cosa accadde allora? Poiché non conosciamo il mondo della morte, possiamo figurarci questo processo del superamento della morte solo mediante immagini che rimangono sempre poco adatte. Con tutta la loro insufficienza, tuttavia, esse ci aiutano a capire qualcosa del mistero. La liturgia applica alla discesa di Gesù nella notte della morte la parola del Salmo 23 [24]: “Sollevate, porte, i vostri frontali, alzatevi, porte antiche!” La porta della morte è chiusa, nessuno può tornare indietro da lì. Non c’è una chiave per questa porta ferrea. Cristo, però, ne possiede la chiave. La sua Croce spalanca le porte della morte, le porte irrevocabili. Esse ora non sono più invalicabili. La sua Croce, la radicalità del suo amore è la chiave che apre questa porta. L’amore di Colui che, essendo Dio, si è fatto uomo per poter morire – questo amore ha la forza per aprire la porta. Questo amore è più forte della morte. Le icone pasquali della Chiesa orientale mostrano come Cristo entra nel mondo dei morti. Il suo vestito è luce, perché Dio è luce. “La notte è chiara come il giorno, le tenebre sono come luce” (cfr Sal 138 [139],12). Gesù che entra nel mondo dei morti porta le stimmate: le sue ferite, i suoi patimenti sono diventati potenza, sono amore che vince la morte. Egli incontra Adamo e tutti gli uomini che aspettano nella notte della morte. Alla loro vista si crede addirittura di udire la preghiera di Giona: “Dal profondo degli inferi ho gridato, e tu hai ascoltato la mia voce” (Gio 2,3). Il Figlio di Dio nell’incarnazione si è fatto una cosa sola con l’essere umano – con Adamo. Ma solo in quel momento, in cui compie l’atto estremo dell’amore discendendo nella notte della morte, Egli porta a compimento il cammino dell’incarnazione. Mediante il suo morire Egli prende per mano Adamo, tutti gli uomini in attesa e li porta alla luce.

Ora, tuttavia, si può domandare: Ma che cosa significa questa immagine? Quale novità è lì realmente accaduta per mezzo di Cristo? L’anima dell’uomo, appunto, è di per sé immortale fin dalla creazione – che cosa di nuovo ha portato Cristo? Sì, l’anima è immortale, perché l’uomo in modo singolare sta nella memoria e nell’amore di Dio, anche dopo la sua caduta. Ma la sua forza non basta per elevarsi verso Dio. Non abbiamo ali che potrebbero portarci fino a tale altezza. E tuttavia, nient’altro può appagare l’uomo eternamente, se non l’essere con Dio. Un’eternità senza questa unione con Dio sarebbe una condanna. L’uomo non riesce a giungere in alto, ma anela verso l’alto: “Dal profondo grido a te…” Solo il Cristo risorto può portarci su fino all’unione con Dio, fin dove le nostre forze non possono arrivare. Egli prende davvero la pecora smarrita sulle sue spalle e la porta a casa. Aggrappati al suo Corpo noi viviamo, e in comunione con il suo Corpo giungiamo fino al cuore di Dio. E solo così è vinta la morte, siamo liberi e la nostra vita è speranza.

È questo il giubilo della Veglia Pasquale: noi siamo liberi. Mediante la risurrezione di Gesù l’amore si è rivelato più forte della morte, più forte del male. L’amore Lo ha fatto discendere ed è al contempo la forza nella quale Egli ascende. La forza per mezzo della quale ci porta con sé. Uniti col suo amore, portati sulle ali dell’amore, come persone che amano scendiamo insieme con Lui nelle tenebre del mondo, sapendo che proprio così saliamo anche con Lui. Preghiamo quindi in questa notte: Signore, dimostra anche oggi che l’amore è più forte dell’odio. Che è più forte della morte. Discendi anche nelle notti e negli inferi di questo nostro tempo moderno e prendi per mano coloro che aspettano. Portali alla luce! Sii anche nelle mie notti oscure con me e conducimi fuori! Aiutami, aiutaci a scendere con te nel buio di coloro che sono in attesa, che gridano dal profondo verso di te! Aiutaci a portarvi la tua luce! Aiutaci ad arrivare al “sì” dell’amore, che ci fa discendere e proprio così salire insieme con te! Amen.




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28 marzo 2007

L'ALTRA VALLE DEL TAV (18) - MOLTA VAL SUSA (TROPPA?) AL BATTESIMO NO-TAV DELLA VAL SANGONE

Sabato 31 marzo, alla marcia No Tav da Trana ad Avigliana, che vuole unire due Valli in nome del “treno crociato”, si preannuncia una folta presenza di sindaci e comitati della Bassa Val Susa. “Non dobbiamo consentire – ha spiegato ieri Antonio Ferrentino presentando ai giornalisti la piattaforma di rivendicazioni del corteo – che un calo dei numeri possa permettere si racconti un inesistente declino del popolo No Tav”. Insomma, secondo il presidente della Comunità Montana Bassa Val Susa, “una volta indetta la manifestazione ci tocca correre “pancia a terra” affinché sia un successo: serve l’impegno di tutti”. Preoccupa la posizione dei sindaci della Val Sangone, attestati su una linea di confronto istituzionale intorno all’ipotetica scelta di un tracciato alternativo che coinvolga i loro paesi. Linea che è sicuramente un ostacolo per gli appena nati Comitati locali, che incontrano grandi difficoltà a farsi “di massa”. La rincorsa ai “grandi numeri” non è, poi, certo aiutata dalla non adesione dei Comuni e della Comunità Montana dell’Alta Val Susa, che vogliono distinguere, dopo l’avvio dell’Osservatorio, il confronto dalla piazza. Un po’ di ossigeno dal sì delle segreterie nazionali di Verdi e Rifondazione Comunista, che rende un po’ più agevole sostenere, come ha fatto anche ieri Ferrentino, “che questa non è una manifestazione anti-governativa, ma l’espressione di un disaccordo radicale su di un punto specifico: la costruzione della Torino-Lione”. Anche perché, secondo il presidente, “una volta dato il via all’Osservatorio, in cui ci si confronta con il Governo sul se sia utile o meno una nuova linea, è certo più incoerente chi tutti i giorni dall’esecutivo ribadisce che sicura la Tav si farà, piuttosto che noi che in un momenti specifico torniamo a ribadire la nostra opposizione”. Momento specifico in cui c’è anche la richiesta dei sindaci della Val Sangone di partecipare ai lavori dell’Osservatorio, richiesta “assurda – secondo Ferrentino – perché è nato per il confronto fra la Valle e chi vuole l’opera, sarebbe illegittima ogni altra presenza”. Secondo il sindaco di Avigliana, Carla Mattioli: “i sindaci della Val Sangone cercano furbescamente di rubare spazi d partecipazioni, frutto di una lotta di un intero territorio”. I Comitati valsusini non sono certo meno battaglieri dei primi cittadini, scegliendo parole d’ordine ancora più forti, contestando anche la legittimità dell’Osservatorio. Rivendicando la continuità ed il legame ideale con “la lotta di Vicenza”. Il battesimo No Tav della Val Sangone vede la Val Susa protagonista.

Marco Margrita


"Torino Cronaca" mercoledi 28 marzo 2007




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5 marzo 2007

DA VENERDI' 9 MARZO, SU RADIO DORA: "IL SASSO NELLO STAGNO"

DA VENERDI’ 9 MARZO , DAGLI STUDI DI RADIO DORA,
VA IN ONDA

“IL SASSO NELLO STAGNO”

SETTIMANALE DI APPROFONDIMENTO DEI FATTI LOCALI,
CON RASSEGNA STAMPA, CRONACA, OPINIONI, INTERVENTI,

IL PROGRAMMA SARA’ CONDOTTO DA


MARCO MARGRITA
, FIRMA NOTA DI GIORNALI LOCALI E NON SOLO

E

MAURIZIO BERTA,
IMPRENDITORE VALSUSINO, PROFONDO CONOSCITORE DELLA VALLE.


IL PROGRAMMA INIZIA ALLE 11.30 E TERMINA ALLE ORE 12.00.
30 MINUTI , DI RADIO PARLATA PER UNO SGUARDO ALLA VALLE E AL MONDO.
PER INTERVENTI, PROPOSTE E CONSIGLI SONO A DISPOSIZIONE I SEGUENTI CANALI

TEL. 0122 640606
FAX 0122 640447
E-MAIL: frejus@tin.it  


Se ne parla anche qui:
http://adestra.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1392069




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23 febbraio 2007

CIAO CARLO; SALI LE VETTE DEL PARADISO!




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10 gennaio 2007

SADDAM ed I SEDICENTI VINCITORI. UN ARTICOLO DI CLAUDIO UGHETTO

Riportiamo da www.opifice.it un interessante scritto dell'amico Claudio Ughetto. Sulla II Guerra del Golfo, sull'epilogo della vicenda politica ed umana di Saddam Hussein, non abbiamo mai amato le verità comode e sloganistiche. Questo "pezzo" ci ha fatto riflettere, perciò lo rilanciamo, sperando che inneschi il dibattito.

I sedicenti vincitori


A meno di non stare con coloro che agli albori del 2003, prima che iniziasse l'insensata invasione dell'Iraq, invitavano a sostenere i soliti satrapi mondiali, da Castro a Kim Jong Il, fino a “Manuel Marulanda detto Tirofijo” [1] in nome di un antiamericanismo di maniera, è difficile addolorarsi per la morte di Saddam Hussein. Il mondo non è migliore senza di lui, ma nemmeno ha bisogno di dittatori: siano imposti dagli States tramite dei colpi di stato, da essi incoraggiati e sostenuti in nome della compravendita petrolifera; o idealizzati dagli estremisti d'ogni sorta al ricordo del motto si stava meglio quando si stava peggio, nel rimpianto dei vecchi muri per non superare quelli nuovi.

Come non rimpiangiamo Pinochet, morto nel suo letto a veneranda età, così non è il caso di rimpiangere Saddam. Eppure m'indigna la sua uccisione, e per svariati motivi. Sono contrario alla pena di morte, da sempre: rispetto a Calderoli, convinto che sia ipocrita opporsi ad essa, ritengo essa stessa la principale ipocrisia. Il processo contro Saddam è stato una farsa [2]: basti pensare che egli è stato giudicato non da un tribunale neutrale ma dai suoi principali nemici, ben felici di perpetrare la più odiosa vendetta prima ancora che il processo fosse terminato. Soprattutto, la presunta “giustizia” che gli è toccata è la conseguenza di una guerra dalle basi notoriamente menzognere.

Nei giorni scorsi l'opinione pubblica ha espressamente criticato non solo l'uccisione di Saddam Hussein, ma anche il sedicente tribunale che lo ha mandato al patibolo. Alcuni intellettuali, compreso il filosofo torinese Gianni Vattimo, hanno parlato di “giustizia dei vincitori”, riferendosi al celebre “Tribunale di Norimberga”, nel quale furono giudicati, e poi giustiziati, alcuni gerarchi nazisti. In realtà l'associazione è condivisibile solo per larghe linee, poiché a Norimberga non è stato processato il tiranno, ma i suoi uomini. Hitler non era lì fisicamente, aveva già pensato da sé a togliere il disturbo per evitarsi una fine ancora più indecorosa. I gerarchi nazisti che salirono al patibolo erano da intendersi come una parte della creazione hitleriana, strumenti consapevoli ma non assoluti del tiranno. Più che il male, per dirla con una celebre (all'epoca scandalosa ma oggigiorno fin troppo abusata) constatazione di Hanna Arendt, essi rappresentavano “la banalità del male”, al servizio della cultura totalitaria, e parte di un corpo efficiente e nefasto, ma senza testa. Ora, benché nel 1990, alla vigilia della Gulf War, fior di cronisti si siano dati da fare per paragonare Saddam Hussein a Hitler, bisogna riconoscere che il dittatore iracheno è ben poco avvicinabile al maestro, fosse solo per mancanza di strumenti bellici. Tuttavia è legittimo chiedersi: cosa sarebbe successo a Norimberga se Hitler ci fosse stato?

Inoltre, parlare di “tribunale dei vincitori” è discutibile perché a Norimberga i vincitori c'erano veramente. Vinti e vincitori: i primi a scontare le loro malefatte, dall'invasione dell'Europa in nome di un disegno totalitario ad un'ideologia di purezza razziale che ha portato ad uno dei più terribili genocidi della storia; i secondi a giudicare e condannare, giustificando o sorvolando su alcune proprie scelte con l'assioma a mali estremi, estremi rimedi. In Iraq c'era il vinto, che è stato condannato, ma i vincitori no. A meno che si consideri finita quest'occupazione, trasformatasi in un impasse, sorvolando sulla mattanza quotidiana di soldati e di civili, sia in vere e proprie azioni di guerra, sia negli scontri tribali che i media solo talvolta si azzardano a chiamare col nome di “guerra civile”.

È noto che questa guerra è stata dichiarata per:

– combattere il terrorismo, ad avviso degli esperti sovvenzionato da Saddam stesso;

– eliminare le armi di distruzione di massa che Saddam avrebbe potuto usare contro l'Occidente (mai trovate);

– abbattere il tiranno e stabilire la democrazia (primo obiettivo raggiunto, il secondo quanto mai distante);

– stabilire un nuovo ordine geopolitico in Medio Oriente (in realtà mai stato più caotico).

Se è già discutibile una giustizia applicata dai vincitori, cosa dire di una condanna a morte perpetrata su un sunnita dai suoi nemici sciiti, nel caotico divenire di un conflitto che non ha portato nemmeno una parvenza di ordine? Le associazioni per i diritti umani hanno potuto sbizzarrirsi nell'elencare i crimini di Saddam Hussein, ed ora possono continuare nell'elenco delle scorrettezze dei suoi nemici. Ufficialmente Saddam è stato condannato per aver ammazzato 148 persone, mentre avrebbe dovuto ancora essere giudicato per i crimini più gravi. Di fatto, se lui in quasi 30 anni di governo ha sterminato qualche migliaio di persone, gli alleati (americani e inglesi) sono riusciti a ucciderne 1800 a Fallujia in una sola settimana. Difficile credere si trattasse esclusivamente di guerriglieri o “terroristi”.

Può darsi che questo processo farsa, per non parlare dell'esecuzione, riesca a fare maggiormente luce sulla realtà del mondo arabo, sempre più umiliato, aiutandoci ad uscire dai moralismi etnocentrici che per anni i media ci hanno inculcato. Magari riscopriremo qualcosa della dialettica tra tribalismo e panarabismo, per cui le lotte tra fazioni interne non comportano per forza che una si allei con l'occupante. L'assioma “il nemico del mio nemico è mio amico” non sembra efficace ovunque. Coloro che in Iraq gioiscono per la morte dell'avversario sunnita, non per forza smetteranno di odiare gli americani e i loro alleati. Questo non perché sussistano i presupposti di un fantomatico “scontro di civiltà” con buona pace di Giuliano Ferrara e Marcello Pera, ma semplicemente perché nessuno ama sottostare ad una occupazione.

Vuoi anche per gli appoggi avuti negli anni 70 e 80, Saddam Hussein è riuscito per decenni a far coesistere con la forza fazioni tribali che adesso stanno combattendosi; è stato un nemico acerrimo del terrorismo, quel terrorismo che la guerra ha portato anche in Iraq; più dell'Occidente ha sempre odiato il vicino e fondamentalista Iran, tant'è che solo con l'invasione del Kuwait sono iniziati i suoi guai; sebbene con metodi abominevoli, ha preteso di occidentalizzare la nazione irachena, dando alle donne condizioni di vita migliori che negli stati vicini (Giordania esclusa). Questo non lo salva dal giudizio negativo che si deve a tutti i tiranni. Saddam ha soprattutto difeso i propri interessi, anche tribali, agevolando la propria famiglia nella scalata al potere e circondandosi di lussi tipicamente occidentali, a scapito del suo popolo. Tuttavia con la sua morte si palesa definitivamente quanto fosse e sia assurda questa guerra, basata non su un'analisi realistica della realtà araba, ma su sporchi interessi, calcoli errati e una ipocrita morale etnocentrista.

Claudio Ughetto
venerdì 05 gennaio 2007


NOTE

[1] Fabrizio Legger, dall'editoriale di Comunitarismo, marzo 2003
[2] Vittorio Zucconi, su La Repubblica del 30 dicembre, ha parlato di “parodia di Norimberga”

http://www.opifice.it/index.php?option=com_content&task=view&id=220&Itemid=50




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