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  Stranicristiani [ Il blog ufficiale dell'associazione culturale "Puzzle - richiami fluidi". Giudizi di una compagnia cattolico- libertaria. Affezione, poesia, fantasia. Con un grazie a don Giussani ]
         








Il blog e l'associazione che lo
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Stranicristiani è una delle iniziative di
"PUZZLE-richiami fluidi".
Il blog è curato da MARCO MARGRITA.
Quanto è scritto o scelto è frutto del lavoro di una compagnia.
Un grazie particolare agli amici:
PIERO VAISITTI, GIADA LONGO,
MICHELE PIERRO, EMILIANO LECCESE,
ROBERTO M. CANTONE, FABRIZIO BOSIO,
GIOVAMBATTISTA CILIBERTO, ALBERTO TESSA,
GIGI BORGIS, FRANCESCO FEROLDI,
LUCA BISTOLFI, PAOLO BELLOSIO,
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22 marzo 2009

GIAVENO, 30 MARZO : INCONTRO CON MASSIMO INTROVIGNE

 
in collaborazione con:
Associazione Genitori A.Ge. Val Sangone
Associazione Maria Madre della Provvidenza onlus, sede Val Sangone - Daniele Giuliano
Associazione "Spazio Libero" - Bruino

con il patrocinio della Città di Giaveno


L'associazione culturale "Puzzle - richiami fluidi" ed il blog "Il Sasso nello Stagno"


Lunedì 30 marzo
Sala Consiglio Città di Giaveno
Palazzo Asteggiano


ore 21

organizzano

l'incontro con il prof. Massimo Introvigne

"Benedetto XVI e la speranza dell'Europa. L'enciclica 'Spe salvi' "


introducono e presentano
Marco Margrita ed Alessandro Vacchiotti


a tutti i partecipanti in omaggio saggio del relatore sul tema




permalink | inviato da Stranicristiani il 22/3/2009 alle 17:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa



11 giugno 2008

EVENTO - MARCO MARGRITA PRESENTA (SABATO 14 GIUGNO) IL PRIMO LIBRO SULLA STORIA DI TRANA

 " Trana. Frammenti di storia e di vita"
(Lazzaretti Editore)

di Stefano Barone ed Ezio Capello

sarà presentato,
presenti gli autori e l'editore Aldo Lazzaretti,

da Marco Margrita

sabato 14 giugno, alle 21,
presso il Salone "Centro per Cento"
(ex - Dopolavoro)




permalink | inviato da Stranicristiani il 11/6/2008 alle 19:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa



7 aprile 2008

IO VOTO "ABORTO? NO, GRAZIE!" . CON GIULIANO, CON LIETA BALDANZA, ALLA BATTAGLIA CULTURALE PER LA VITA

Sembra di qualche interesse, visto che anche gli amici mi hanno attribuito le più fantasiose opzioni elettorali (sulle post-elettorali nulla dico, se non che nulla degli attuali “cartelli in forma di partito” resterà e che nulla, proprio nulla, di nuovo in questi vedo); pare interessare, nel nostro Stagno (le nostre Valli, dove il gracidare giunge, a volte almeno, a livelli da inquinamento acustico), dove andrà a finire la mia croce domenica prossima. Ed allora eccolo il endorsement, almeno per la Camera: voterò la “pazza lista”. Invito gli amici a fare altrettanto.
Ho scelto la lista “Aborto? No Grazie”. Mi sembra intuibile, ma… il fatto che su “Il Sasso nello Stagno” capeggiasse, da una settimana e più, il logo della lista di Giuliano Ferrara, a molti non è sembrato un segnale sufficientemente eloquente. E forse avevano ragione, è sempre bene motivare le proprie scelte. Offrire delle ragioni. Ed allora, se siete davvero interessati, ecco perché voterò la lista “per la moratoria dell’aborto”.
Il mio percorso politico, non l’ho mai nascosto, è partito da sinistra. Gli anni giovanili e la rabbia verso il mondo che li caratterizzano, la “rossa egemonia” della e nella scuola (per reazione, ora le due cose hanno trovato una loro “maanchista sintesi”, il neutralismo parolaio e borghese dei conservatori), la fretta di farsi (credersi) padroni di se stessi, la cattiva teologia (quella cosiddetta “della liberazione” e l’altra, ancor più mortifera, della rassegnazione debolista) propalata dai catto-comunisti. Le manifestazioni, la kefiah, il conformismo della trasgressione stabilita, “Il Manifesto” e – addirittura! – “Socialismo o barbarie”. Ancor più addirittura “il comunismo da sacrestia”. Tutta roba abbastanza scontata, che allora mi pareva di grande utilità per cambiare il mondo (non erano ancora, per l’extrasinistra, i tempi onirico-segaioli all’insegna dello slogan: “un altro mondo è possibile!”). Ero tronfio, convito che la cultura vera fosse una e da una sola parte. Non la sola cultura, piuttosto – lo capii dopo – una sòla di cultura…
Di quell’esperienza conservo prezioso un insegnamento (tenetelo a mente, c’entra molto con l’opzione elettorale): un robusto disprezzo per le cose banali, per l’ovvio, la necessità dei “perché” (affermativi e dubitativi).
C’è stato poi l’incontro, il nuovo incontro e l’incontro nuovo (che mi ha fatto, senza alcun merito, nuovo) con il Fatto Cristiano. L’incontro skassato, nello stile stranocristiano, con Comunione e Liberazione. Un’ora di religione, un brano de “Il rischio educativo”, la lettura famelica (forse troppo ingorda e solitaria, ma liberante) di tutto ciò che trovassi di scritto da don Giussani. Da allora, un’appartenenza travagliata, viva, innamorata al movimento a cui dovevo la Vita (Cristo, Mistero Incarnato, è la Vita).
La politica non l’ho mai schifata, come tanti e troppi chierici e loro supporter clericali (magari grilleggianti ante litteram) insegnavano a fare, per mantenere le “mani pulite”. Aveva (ha, il vero pensiero non passa) Maritain: “dicono di avere le mani pulite, semplicemente non hanno mani”.
Non sono mancati gli errori, la tentazione (sempre presente) di credere che Gramsci abbia vinto e non piuttosto che… “la prima politica è vivere”.
Non mi piacciono le mediazioni, i compromessi all’insegna del bizantinismo, le mille maschere dell’irenismo imbelle. Occorre dare battaglia! In questo anche il “rosso passato” viene positivamente trasfigurato e ricapitolato.
La questione antropologica, i “valori non negoziabili” sono la trincea. La difesa dell’amore e del buonumore, che il Potere nemico dell’uomo (Il Post-moderno) ha dichiarati eretici. Questa è la lotta in cui vale impegnarsi!
Non c’è “voto utile” (che formula deteriore, da “dittatura della maggioranza”!), piuttosto la scelta– parafrasando Bobin, che riferiva alla parola di Cristo – tra un voto vano ed un voto folle. Ed gran lunga miglior il secondo!
Scelgo, quindi, di votare – coerentemente con l’impegno da “soldato semplice” nella grande vittoria astensionistica al referendum sulla vita e nell’avventura Family Day- la “lista pazza” (viva, vera, con “lieta baldanza”) “Aborto? No, grazie!”. Per sostenere e combattere una battaglia laica, e pure un po’ di sinistra (se solo la sinistra fosse ancora di sinistra).
Ecco, per quel che vale, con la consapevolezza che dal 15 aprile occorre tornare a lavorare – qui in Val Susa - per “il polo del buon senso”, battaglia non meno rivoluzionaria, il mio endorsement. Lanciato, come non potrebbe non essere, come “un sasso nello stagno”. Sperando, un po’ cattivo, di centrare qualche “rana gracidante”. Io solo metaforicamente (lascio agli ebeti il lancio di oggetti e la logica amico-nemico).
Insomma. Un voto, libero e consapevole, a Giuliano ed alla sua coraggiosa lista, che come dice il NYT è l’unica cosa nuova ed interessante accaduta in Italia.

Marco Margrita 





 






permalink | inviato da Stranicristiani il 7/4/2008 alle 16:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa



23 marzo 2008

BUONA PASQUA DI RESURREZIONE!

Beato Angelico, La Risurrezione e le Marie al Sepolcro, Museo San Marco, Firenze

Don Giussani: Cristo contro il nulla


L’uomo davanti al Mistero, la sua fragilità abbracciata e redenta Il desiderio e la preghiera. Una meditazione tenuta nel 1992 dal fondatore di Cl.
 
"Il cristianesimo è l'esaltazione della realtà concreta. Senza la resurrezione c'è una sola alternativa: il niente, tutto è illusione, siamo ingannati. Ma nella luce di Pasqua che irradia il nostro vivere il reale si rigenera"

 "Mai la parola chiedere, pregare, supplicare diventa così decisiva come di fronte al Risorto Domandare, questa è la ricchezza più grande"

di Luigi Giussani

Pubblichiamo alcuni passaggi di una conversazione svolta da don Luigi Giussani a un ritiro ell'associazione «Memores Domini» a Riva del Garda, il 16 maggio 1992.

Il Mistero non è l'ignoto; è l'ignoto in quanto diventa contenuto di esperienza sensibile. È un concetto molto importante: per questo si parla del mistero dell'Incarnazione, del mistero dell'Ascensione, del mistero della Risurrezione. Dio come Mistero sarebbe un'immagine intellettuale se ci si arrestasse alla frase così come è detta: "Dio è Mistero". Il Dio vivente è il Dio che si è rivelato nell'Incarnazione: nella morte e nella Risurrezione di Cristo. Il Dio vero è Colui che è venuto tra noi, reso sensibile, toccabile, visibile, udibile.
Comunque, è ben vero che il Mistero non può essere posseduto: è oggetto di esperienza ma non può essere posseduto, cioè misurato, esaurito, abbracciato nella sua totalità. Ma è altrettanto vero che è posseduto. Il Verbo di Dio, fatto seme nel seno della Madonna, la Madonna lo possedeva; fatto bambino, giovane, uomo, la Madonna come madre lo possedeva, come donna che era sua madre lo possedeva. È un possesso inesauribile e, perciò, non può che essere vissuto nell'umiltà. Quell'umiltà che dovrebbe riverberarsi poi ed è l'unica sorgente da cui si può riverberare tra l'"io" e il "tu" umano: tra una persona e un'altra persona, perché l'altro sorge da Dio. (…)
Il Mistero si è reso sperimentabile, si è reso presenza nella storia dell'uomo. Proviamo a pensare a quello che abbiamo detto nelle Lodi: "Dio ordina a tutti gli uomini di tutti i luoghi di ravvedersi, poiché egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare la terra con giustizia per mezzo di un uomo che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti". La resurrezione è il culmine del mistero cristiano. Tutto è stato fatto per questo, perché questo è l'inizio della gloria eterna di Cristo: "Padre, è venuta l'ora, glorifica il Figlio tuo". Tutto e tutti abbiamo un senso in questo avvenimento: Cristo risorto. La gloria di Cristo risorto è la luce, il colorito, l'energia, la forma del nostro esistere, dell'esistere di tutte le cose.
La centralità della resurrezione di Cristo è direttamente proporzionale alla nostra fuga, come da un incognito, alla nostra smemoratezza di essa, alla timidezza con cui pensiamo alla parola e ne siamo come rimbalzati via: a ciò è direttamente proporzionale la decisività della resurrezione, come proposizione del fatto di Cristo, come contenuto supremo del messaggio cristiano, nel quale contenuto si avvera quella salvezza, quella purificazione dal male, quella rinascita dell'uomo, per cui Egli è venuto.

È nel Mistero della resurrezione il culmine e il colmo dell'intensità della nostra autocoscienza cristiana, perciò dell'autocoscienza nuova di me stesso, del modo con cui guardo tutte le persone e tutte le cose: è nella resurrezione la chiave di volta della novità del rapporto tra me e me stesso, tra me e gli uomini, tra me e le cose. Ma questa è la cosa da cui noi rifuggiamo di più. È come la cosa più, se volete, anche rispettosamente, lasciata da parte, rispettosamente lasciata nella sua aridità di parola intellettualmente percepita, percepita come idea, proprio perché è il culmine della sfida del Mistero alla nostra misura. (…)
Il cristianesimo è l'esaltazione della realtà concreta, l'affermazione del carnale, tanto che Romano Guardini dice che non c'è nessuna religione più materialista del cristianesimo; è l'affermazione delle circostanze concrete e sensibili, per cui uno non ha nostalgia di grandezza quando si vede limitato in quel che deve fare: quel che deve fare, anche se piccolo, è grande, perché dentro lì vibra la Risurrezione di Cristo. "Immersi nel grande Mistero". È sperperare qualche cosa dell'Essere, dilapidare l'Essere della sua grandezza, della sua potenza e della sua signoria; è lentamente svuotare di contenuto e far appassire l'Essere, Dio, il Mistero, l'Origine e il Destino, se noi non ci sentiamo immersi in questo Mistero, nel grande Mistero: la Risurrezione di Cristo. Immersi come l'io è immerso nel "tu" pronunciato con tutto il proprio cuore, come il bambino quando guarda la madre, come il bambino sente la madre. L'intelligenza del bambino bisogna che sia recuperata in noi. Si chiama "fede" l'intelligenza umana quando, rimanendo nella povertà della sua natura originale, è tutta riempita da altro, poiché in sé è vuota, come braccia spalancate che hanno ancora da afferrare la persona che attendono. Non mi posso concepire se non immerso nel Tuo grande Mistero: la pietra scartata dai costruttori di questo mondo, o da ogni uomo che immagina e progetta la sua vita, si è fatta pietra d'angolo su cui solo si possa costruire. Questo Mistero, Cristo risorto, è il giudice della nostra vita; Egli, che la giudicherà tutta alla fine, la giudica di giorno in giorno, di ora in ora, di momento in momento, senza soluzione di continuità. Voglio sottolineare che questo "vederLo" come il Risorto, questo riconoscere ciò che è accaduto di Lui, di Lui morto, è un giudizio: sei risorto, o Cristo. "Cristo è risorto" è un giudizio, perciò è un gesto, un atto dell'intelletto che sfonda l'orizzonte normale della razionalità e afferra e testimonia una Presenza che da tutte le parti oltrepassa l'orizzonte del gesto umano, dell'esistenza umana e della storia. (…)

È per grazia che noi possiamo riconoscerlo risorto e che noi possiamo immergerci nel suo grande Mistero; è per grazia che noi possiamo riconoscere che, se Cristo non fosse risorto, vano è tutto, vana è la nostra fede, cioè, diceva san Paolo, vana è la nostra affermazione positiva, sicura, gioiosa, vano è il nostro messaggio di felicità e di salvezza, e "voi siete ancora nei vostri peccati", cioè nella menzogna, nel non-essere, nel non riuscire ad essere.
Senza la resurrezione di Cristo c'è una sola alternativa: il niente. Noi non pensiamo mai a questo. Perciò passiamo le giornate con quella viltà, con quella meschinità, con quella storditezza, con quell'istintività ottusa, con quella distrazione ripugnante in cui l'io si disperde. Così che, quando diciamo "io", lo diciamo per affermare un nostro pensiero, una nostra misura (chiamata anche "coscienza") o un nostro istinto, una nostra voglia di avere, un nostro preteso, illusorio possesso.

Al di fuori della resurrezione di Cristo, tutto è illusione: ci gioca. Illusione è una parola latina che ha come ultima sua radice la parola "gioco": siamo giocati, giocati dentro, illusi. Ci è facile guardare tutto lo sterminato gregge degli uomini nella nostra società: è la grande, sterminata presenza della gente che vive nella nostra città, della gente che vive vicino a noi nella parrocchia, nella Chiesa, della gente più strettamente vicina a noi nella casa. E noi non possiamo negare di sperimentare questa meschinità, questa grettezza, questa storditezza, questa distrazione, questo smarrirsi totale dell'io, questo ricondursi dell'io ad affermazione accanita e presuntuosa del pensiero che viene (chiamandolo "voce" o "verità della mia coscienza") o dell'istinto che pretende afferrare e possedere una cosa che lui decide essergli piacevole, soddisfacente, utile. (…)
Mai la parola chiedere, pregare, domandare diventa così decisiva come di fronte al Mistero di Cristo risorto. Per immergerci nel grande Mistero dobbiamo supplicare, domandare: domandare, questa è la ricchezza più grande. Come l'intelligenza più grande è affermarlo, così l'affettività più ricca è domandarlo, il realismo più intenso e più drammatico è domandarlo. (…)
Se il tuo desiderio è davanti a lui [il Mistero], lui che vede nel segreto lo esaudirà. Il tuo desiderio è la tua preghiera [la tua domanda]; se continuo è il tuo desiderio, continua è pure la tua preghiera. L'Apostolo infatti non a caso afferma: "Pregate incessantemente" (1Ts 5,17). S'intende forse che dobbiamo stare continuamente in ginocchio o prostrati o con le mani levate per obbedire al comando di pregare incessantemente? Se intendiamo così il pregare, ritengo che non possiamo farlo senza lunghe interruzioni. Ma v'è un'altra preghiera [un'altra domanda], quella interiore; e questa è senza interruzione ed è il desiderio. Qualunque cosa tu faccia, se desideri quel sabato [che è il grande giorno di Cristo], non smetti mai di pregare. Se non vuoi interrompere di pregare, non cessare di desiderare. (…)

Che cosa accade di fronte alla grazia che rende la nostra intelligenza e la nostra affettività capaci di sperimentare l'immergersi nel Mistero di Cristo risorto? Che cosa accade immergendoci nel grande Mistero di Cristo risorto? Che cosa accade, fondamentalmente, quando la grazia ci è data come intelligenza e come affettività, quando la grazia ci rende credenti? Quello che accade "fondamentalmente" perché è la pietra angolare, su cui si costruisce tutto, quella che ci viene data per questa grazia credo ci sia una parola che lo esprime: è la parola "luce". Immaginiamoci, dunque, la notte; una notte fonda, senza luna e con le stelle oscurate dalle nuvole, una notte oscura. Immaginiamoci, improvvisamente, il sole. Paragoniamo le due cose: è sorto il mondo, non c'era ed è sorto, definito nei suoi particolari, nei fili d'erba, nel fiorellino del campo, nell'uccellino che cade come nel Benedicite alle Lodi: il cielo e la terra, il vento e la pioggia, il sole e il calore. Nasce il mondo in questa luce gettata sulla nostra esperienza della realtà, in questa luce che si irradia, che irradia tutto il nostro vivere, cioè tutto il nostro rapporto con il reale: il reale si rigenera, il reale rinasce, è generato, si rigenera. Non per nulla il Battesimo era dato a Pasqua, e il Battesimo è "nascere di nuovo", un nascere diverso, una "nuova creatura", la vera protagonista della storia, anche se fosse sola e uccisa: Cristo.

L'immagine: Beato Angelico, La Risurrezione e le Marie al Sepolcro, Museo San Marco, Firenze




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9 gennaio 2008

RECENSIONE - CLAUDIO UGHETTO "UNA FALCIOLA DI TERRA"

 E’ nelle librerie il primo romanzo di Claudio Ughetto 

Oltre la reclusione della speranza, la liberazione dall’ovvio

Il senso e la morte. I grandi rimossi di quest’epoca affrontati nel romanzo “Una Falciola di terra”

L’opera prima del giavenese Claudio Ughetto, “Una falciola di terra” (Editore Il Filo, 242 pag., 18 euro) non racconta solo una storia, bensì – come tutti quelli che sanno essere veri romanzi – approccia la questione dell’umanità. Non alla maniera scontata e debolista che va per la maggiore, piuttosto cogliendo pienamente le grandi sfide culturali di questo tempo: quelle forzosamente estromesse dal discorso pubblico, dalle varie “accademie dell’ovvio” che - da potenti e pervicaci cattedre: dai pulpiti alle scuole, dalle colonne dei giornali alla “cattiva maestra televisone” - avvelenano la coscienza dell’uomo. Nel romanzo c’è la storia (la vicenda “umana, troppo umana”) di Potus, un barbone che sta morendo nelle eteree (asettiche come solo una società totalitaria, magari buonista ma totalitaria, sa “concepirle”) stanze di un ospedale proprio mentre si annuncia la scoperta della Bioterapia, una cura che garantirebbe l’immortalità. Proprio in questa notte, novello Virgilio, in una Commedia che domanda il divino riaffermando l’umano, Tartacola, amico d’infanzia del protagonista, forse morto suicida per non crescere, viene a condurre Potus “all’altra riva”. Una morte che proprio non aggrada al protagonista, tentato dalla prospettiva della sconfitta meccanico-medica (bioterapica) della morte. Scuce un patto: Tartacola e Potus (due in uno) sorvoleranno la città di Asenia, con le “ali” del primo per placare la sete di cose del secondo. Incontreranno, in questa post-metropoli globalizzata, sedicente priva di disagi (per altro tutti confinati, con progressista pietà senza pietas, nella Falciola di Terra richiamata nel titolo). Asenia, cioè priva di senso, senza identità, senza approdi né derive (senza analisi possibili: priva, com’è, di ricordi e di prospettive). Nel loro peregrinare, i due in uno, incontreranno persone dalla vita sospesa, distolta, iperreale. Una galleria di destini minuscoli, in una città-mondo (per rubare una formula alla sociologia) che ha perso ogni maiuscola, quindi non sa affrontare la morte. “La grande rimossa” del nostro tempo, incapace di cogliere il limite e con esso la libertà. Potus morirà e proprio alla “Falciola”, e c’è una speranza in questa liberazione. La morte come passaggio all’altrove, come non la sa più vivere e leggere, in quest’epoca che si balocca nell’illusione di poter eliminare chirurgicamente (con i tristi arnesi di un’inculturazione disperata e disperante, verbalistica e parolaia) il “senso religioso” dal cuore dell’uomo. Quanto fonda questo romanzo è il percorso culturale di Claudio Ughetto, approdato al pensiero “non conformista” ( è stato a lungo collaboratore di “Diorama Letterario” di Marco Tarchi) come unica bussola capace di orientare verso le necessarie “nuove sintesi” che questi giorni pericolosamente inclinanti all’omologazione richiedono. Un romanzo da non lasciarsi sfuggire ( sorvolando, questo si, su alcune sviste tipografiche).

Marco Margrita




permalink | inviato da Stranicristiani il 9/1/2008 alle 12:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa



28 dicembre 2007

MORATORIA SULL'ABORTO

Noi ci stiamo... ne abbiamo scritto anche su Il Sasso nello Stagno

L’appello per la moratoria sull’aborto

Una dieta speciale per la moratoria sull’aborto. Perché siano garantiti fondi al movimento per la vita e ai centri di assistenza che lavorano contro l’aborto, come ha chiesto ieri il giornale dei vescovi e come dovrebbero chiedere i giornali borghesi e laici. Una dieta semplice, che consiste nell’assumere soltanto liquidi dalla vigilia di Natale (dalla mattina della vigilia di Natale) al primo dell’anno (alla mattina del primo giorno del 2008). Non lo chiamo digiuno perché sono grasso, sebbene io pensi in generale di essere felicemente grasso e di recente mi senta un grasso molto in forma, orgoglioso di avere lo stesso peso corporeo (quello mentale è un altro paio di maniche) attribuito a Tommaso d’Aquino.

Questa è la mia decisione, e chi voglia associarsi sarà il benvenuto. Non chiamatela testimonianza, perché la testimonianza è sorella del martirio. Chiamatela per quello che è. Una dieta speciale contro l’ipocrisia e la bruttezza di un tempo in cui la morte viene bandita in nome del diritto universale alla vita e blandita, coccolata come un dramma soggettivo, nella spregevole forma, e molto oggettiva, dell’aborto chirurgico o farmaceutico.

Terrò un diario pubblico dalla casa di campagna in cui mi ritiro, lo terrò in questo giornale e, nei giorni in cui non sarà in edicola, nel suo spazio sulla rete (www.ilfoglio.it). Ho consultato il mio medico e mi ha detto che posso fare quel che faccio senza troppi problemi, basta bere molto, dosare le pillole antidiabete ed eseguire qualche banale controllo della glicemia e della funzione renale. Non è un sacrificio eccezionale, tutt’altro. E’ un altro modo di fare festa. E’ una cosa che non mi sarei mai sognato di immaginare nella vita e che in genere mi ispira una tremenda diffidenza: una buona azione. Buon Natale.




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9 dicembre 2007

UN ARTICOLO DI MARCO MARGRITA SUL SITO DELLA SCUOLA POLITICA "ALCIDE DE GASPERI"

 http://www.scuolapoliticadegasperi.it/Sintesi_della_serata_presenta.html

Alla scuola di formazione socio-politica “Alcide De Gasperi”, martedì 6 novembre, una lezione davvero importante, che ha attratto tanti, tra allievi ed ex. Presentato il testo “Avvio alla Politica” (Effatà Editrice; Cantalupa), l’ultima fatica editoriale del direttore dei corsi, Fr. Enrico Trisoglio. Una serata che è stata, nello spirito del libro, il riscoprire e riaffermare le ragioni che hanno condotto, oltre vent’anni fa, a dar vita alla “De Gasperi”. Lo spirito ed il metodo di una scuola che, tuttora, rappresenta un unicum nel contesto culturale torinese. Nonché una preziosa anomalia in ambito ecclesiale, che troppo spesso non vede nell’impegno politico una fattiva modalità di servizio all’uomo ed alla comunità. Invece la sfida oggi, da uomini integrali e cristiani in cammino, è fuggire la politica, poiché, come ha detto introducendo la serata il Direttore del San Giuseppe, richiamando anche il pensiero dantesco: “l’azione politica ha un rapporto con l’Eterno, non ha solo una dimensione solo orizzontale. Il Regno di Dio si inizia ha costruire qui ed ora, siamo chiamati a perseguire la pace sociale per far si che si possa coltivare la dimensione spirituale”. Ed è proprio l’attenzione allo sviluppo integrale della persona - la radicata consapevolezza che l’esito di un’autentica azione educativa è un uomo libero, cioè capace di usare la ragione ed individuare/comunicare le ragione del proprio agire – la cifra della formazione che Fr. Enrico offre attraverso la scuola socio-politica. Proprio la diffusione, oltre ai muri del San Gip, del messaggio e dell’approccio della scuola è lo scopo principale del testo. Una raccolta di ventiquattro “scenari”, che – per dirla con l’Autore – “con il loro carattere di appunti detratti dal vivo, di tracce da sviluppo, ritraggono l’orizzonte, il clima, l’ispirazione nei quali si è svolta l’azione del De Gasperi”. Una riproposizione volta ad una comprensione ulteriore, si cerca “la novità non nel dire ciò che non è mai stato detto (è possibile? E’ necessariamente un valore?), ma nel condurre ad attuare ciò che il movimento dei giorni pare offrire e richiedere”. Un libro che, come ha ricordato Giorgio Zimbaro, presentando, approccia il tema dell’impegno in politica alla giusta altezza e profondità, chiarendo che “c’è bisogno di tutta la propria umanità per attrarre quella degli altri”. Ha chiarito bene il prof. Giovanni Quaglia, offrendo la propria chiave di lettura del compendio delle lezioni di Trisoglio: “da questo testo emerge tutta intera la necessità di porre delle basi antropologiche all’impegno politico”. E sono quelle basi che Fr. Enrico comunica, in un dialogo mai solo intellettuale, ma profondamente radicato nell’esperienza e nelle esperienze, ogni martedì alla scuola. Anche, di più forse, il 6 novembre. “Ci si annulla – ancora una volta ci ha ricordato – se non volgiamo l’attenzione a quanto e come il mondo sia un prodigio. Vedere, parlare ed agire”. Ed allora non ci sono posti da farsi cedere o concedere, bensì impegni da assumere, consapevoli e grati per la nostra unicità (“Dio crea solo prototipi”). Con la giusta fatica del formarsi, poiché – ha detto ancora Fr. Enrico – “la verità va detta bene; la si può tradire dicendola male, cedendo al pressappochismo ed alla superficialità”. Cosi l’ avvio alla politica diventa un’avventura, un rischio accolto. Come la buona lettura di “Avvio alla politica”.
Marco Margrita




permalink | inviato da Stranicristiani il 9/12/2007 alle 12:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



25 novembre 2007

EVENTI STRANICRISTIANI - LA BEATIFICAZIONE DI ANTONIO ROSMINI

La cronaca invata a "La Valsusa":

“Condurre gli uomini alla religione per mezzo della ragione”. In questa sintesi esistenziale, prima che meramente programmatica, sta tutta la missione di Antonio Rosmini, che da domenica 16 novembre è ufficialmente nel novero dei Beati. Una strada su cui molti altri grandi hanno camminato, che trova il suo suggelo nell’Enclica “Fides et Ratio” di Giovavi Paolo II: “La fede e la ragione sono due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità”). La celebrazione si è tenuta presso lo Sporting Palace di Novara, per l’occasione capace di tramutarsi in una vera e propria cattedrale, presieduta dal rappresentante del Santo Padre, Card. Josè Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Antonio Rosmini Serbati è, ancora e soprattutto oggi, una delle figure più vive e stimolanti nel panorama della cultura occidentale italiana ed europea, religiosa e laica. Vissuto nella prima metà del secolo diciannovesimo (Rovereto 1797 – Stresa 1855), sacerdote, religioso, fondatore di due ordini religiosi (Istituto o Società della Carità e Suore della Provvidenza), pensatore enciclopedico con più di cento opere che costituiscono una specie di summa totius christianitatis filosofica e teologica (il paragone è di Michele Federico Sciacca), visse stimolando attorno a sé la promozione della Carità (che per lui equivaleva a Dio-Amore) in tutte le sue direzioni: temporale (sostegno ai poveri di ogni genere), intellettuale (servizio all’intelligenza degli uomini), spirituale (aiuto al bisogno di santità). La sua vita, vissuta dentro la tensione alla costruzione di un fondamento razionale all’adesione alla fede cristiana e caratterizzato da un vero zelo nella missione sacerdotale, non fu priva do ostacoli. Non mancarono, anche dentro la Chiesa, tenaci avversari. “La sua opera – ha scritto nei cenni biografici, letti durante la liturgia, il postulatore, Padre Claudio Massimiliano Papa, IC – di pensatore e scrittore, che andava sviluppandosi con la pubblicazione di diverse opere di carattere filosofico, teologico, ascetico, pedagogico, giuridico e politico, ad un certo momento trovò grave opposizione da parte di un ristretto gruppo di avversari, i quali “accusavano” le sue dottrine, filosofiche e teologiche, come devianti dall’ortodossia. Insorsero anche fervidi difensori e, a por fine alla polemica, intervenne Gregorio XVI con un decreto di “Silenzio” ad ambo le parti, che però solo il Servo di Dio rispettò”. Ha detto nell’omelia il cardinale: “La voce del Rosmini è un’eco moderna di quella dei grandi Padri della Chiesa a cui può essere tranquillamente affiancato”. Un vero prima, con un’identità davvero dalle molte sfaccettature. Tutte poste al servizio della Regalità di Cristo, nella vita e nel pensiero umano. Alla celebrazione, che aveva tra i con celebranti mons. Vescovo, ha partecipato anche un nutrito gruppo di pellegrini valsusini, con il pullman organizzato dall’associazione “Amici della Sacra di san Michele”. E proprio la Sacra è un luogo rosminiano per eccellenza. In questi tristi tempi di relativismo, il “forte pensiero” del Roveretano, è davvero richiamo ad una “presenza integra ed integrale” dei cristiani nella vita sociale e nella cultura.
Marco Margrita




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22 novembre 2007

PRESENTAZIONE LIBRI "LAZZARETTI EDITORE" A TORINO E TRANA

Continua il tour di presentazione dei due libri “tranesi” di Lazzaretti Editore. Venerdì 23 novembre, presso la Birreria “A Bottega y Don Quijote” (via Saluzzo, 57 – Torino), Marco Margrita e la figlia Laura Sovrano parleranno del romanzo postumo di Ferdinando Sovrano, per molti anni corrispondente de “La Valsusa” a Trana, “Il Giuramento inquietante”. Alle 21 cena ed a seguire lettura e commenti sul libro. Sabato 24 sarà la volta di “Prodigio a piè delle Alpi” del favolista Sergio Vigna. Al “Centro per Centro” (ex – Dopolavoro), inserito nel calendario di eventi culturali dell’autunno tranese, serata con l’autore. Interventi di Federico Audisio di Somma, vincitore del "Bancarella" con il romanzo “L’uomo che curava con i fiori”, e di Marco Margrita.




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19 novembre 2007

IO (CON MAURIZIO) SONO ANCHE QUI. E SI DICE, SENZA CALCOLI, DI TEMI DECISIVI. ATTENDIAMO CONTRIBUTI

In radio - Radio Dora - "Il Sasso nello Stagno" pare tarderà ancora un po' il suo ritorno, quindi io e Maurizio ci siamo accasati qui (e di sassi intendiamo tirarne in quantità: i temi ci sono, le sfide sono molte). Aiutateci a far "crescere l'onda":

www.ilsassonellostagno.ilcannocchiale.it




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