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IO VOTO "ABORTO? NO, GRAZIE!" . CON GIULIANO, CON LIETA BALDANZA, ALLA BATTAGLIA CULTURALE PER LA VITA

Sembra di qualche interesse, visto che anche gli amici mi hanno attribuito le più fantasiose opzioni elettorali (sulle post-elettorali nulla dico, se non che nulla degli attuali “cartelli in forma di partito” resterà e che nulla, proprio nulla, di nuovo in questi vedo); pare interessare, nel nostro Stagno (le nostre Valli, dove il gracidare giunge, a volte almeno, a livelli da inquinamento acustico), dove andrà a finire la mia croce domenica prossima. Ed allora eccolo il endorsement, almeno per la Camera: voterò la “pazza lista”. Invito gli amici a fare altrettanto.
Ho scelto la lista “Aborto? No Grazie”. Mi sembra intuibile, ma… il fatto che su “Il Sasso nello Stagno” capeggiasse, da una settimana e più, il logo della lista di Giuliano Ferrara, a molti non è sembrato un segnale sufficientemente eloquente. E forse avevano ragione, è sempre bene motivare le proprie scelte. Offrire delle ragioni. Ed allora, se siete davvero interessati, ecco perché voterò la lista “per la moratoria dell’aborto”.
Il mio percorso politico, non l’ho mai nascosto, è partito da sinistra. Gli anni giovanili e la rabbia verso il mondo che li caratterizzano, la “rossa egemonia” della e nella scuola (per reazione, ora le due cose hanno trovato una loro “maanchista sintesi”, il neutralismo parolaio e borghese dei conservatori), la fretta di farsi (credersi) padroni di se stessi, la cattiva teologia (quella cosiddetta “della liberazione” e l’altra, ancor più mortifera, della rassegnazione debolista) propalata dai catto-comunisti. Le manifestazioni, la kefiah, il conformismo della trasgressione stabilita, “Il Manifesto” e – addirittura! – “Socialismo o barbarie”. Ancor più addirittura “il comunismo da sacrestia”. Tutta roba abbastanza scontata, che allora mi pareva di grande utilità per cambiare il mondo (non erano ancora, per l’extrasinistra, i tempi onirico-segaioli all’insegna dello slogan: “un altro mondo è possibile!”). Ero tronfio, convito che la cultura vera fosse una e da una sola parte. Non la sola cultura, piuttosto – lo capii dopo – una sòla di cultura…
Di quell’esperienza conservo prezioso un insegnamento (tenetelo a mente, c’entra molto con l’opzione elettorale): un robusto disprezzo per le cose banali, per l’ovvio, la necessità dei “perché” (affermativi e dubitativi).
C’è stato poi l’incontro, il nuovo incontro e l’incontro nuovo (che mi ha fatto, senza alcun merito, nuovo) con il Fatto Cristiano. L’incontro skassato, nello stile stranocristiano, con Comunione e Liberazione. Un’ora di religione, un brano de “Il rischio educativo”, la lettura famelica (forse troppo ingorda e solitaria, ma liberante) di tutto ciò che trovassi di scritto da don Giussani. Da allora, un’appartenenza travagliata, viva, innamorata al movimento a cui dovevo la Vita (Cristo, Mistero Incarnato, è la Vita).
La politica non l’ho mai schifata, come tanti e troppi chierici e loro supporter clericali (magari grilleggianti ante litteram) insegnavano a fare, per mantenere le “mani pulite”. Aveva (ha, il vero pensiero non passa) Maritain: “dicono di avere le mani pulite, semplicemente non hanno mani”.
Non sono mancati gli errori, la tentazione (sempre presente) di credere che Gramsci abbia vinto e non piuttosto che… “la prima politica è vivere”.
Non mi piacciono le mediazioni, i compromessi all’insegna del bizantinismo, le mille maschere dell’irenismo imbelle. Occorre dare battaglia! In questo anche il “rosso passato” viene positivamente trasfigurato e ricapitolato.
La questione antropologica, i “valori non negoziabili” sono la trincea. La difesa dell’amore e del buonumore, che il Potere nemico dell’uomo (Il Post-moderno) ha dichiarati eretici. Questa è la lotta in cui vale impegnarsi!
Non c’è “voto utile” (che formula deteriore, da “dittatura della maggioranza”!), piuttosto la scelta– parafrasando Bobin, che riferiva alla parola di Cristo – tra un voto vano ed un voto folle. Ed gran lunga miglior il secondo!
Scelgo, quindi, di votare – coerentemente con l’impegno da “soldato semplice” nella grande vittoria astensionistica al referendum sulla vita e nell’avventura Family Day- la “lista pazza” (viva, vera, con “lieta baldanza”) “Aborto? No, grazie!”. Per sostenere e combattere una battaglia laica, e pure un po’ di sinistra (se solo la sinistra fosse ancora di sinistra).
Ecco, per quel che vale, con la consapevolezza che dal 15 aprile occorre tornare a lavorare – qui in Val Susa - per “il polo del buon senso”, battaglia non meno rivoluzionaria, il mio endorsement. Lanciato, come non potrebbe non essere, come “un sasso nello stagno”. Sperando, un po’ cattivo, di centrare qualche “rana gracidante”. Io solo metaforicamente (lascio agli ebeti il lancio di oggetti e la logica amico-nemico).
Insomma. Un voto, libero e consapevole, a Giuliano ed alla sua coraggiosa lista, che come dice il NYT è l’unica cosa nuova ed interessante accaduta in Italia.

Marco Margrita 





 



Pubblicato il 7/4/2008 alle 16.20 nella rubrica Puzzle news.

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